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Chi vuole il rogo per i videogame

di Stefano Bartezzaghi

Dopo i casi di bullismo, è partita una nuova caccia alle streghe…

Il Venerdì di Repubblica del 15/12/2006

e I ministri della Pubblica istruzione e delle Politiche giovanili, preoccupati dal bullismo, mettono sotto accusa i «videogiochi violenti». La presidente della com­missione bicamerale per l'Infanzia, Anna Serafini, dice di non sapere neanche ac­cendere una Playstation ma aggiunge: «La violenza dei videogiochi fa perdere il confine fra bene e male, i bambini diven­tano sempre meno reattivi». Panorama spara una copertina: «Vince chi seppelli­sce viva la bambina. Viaggio tra gli orrori del divertimento elettronico», a proposi­to del nuovo videogioco Rute of Rose, di cui un articolo dice «ogni singolo foto­gramma trasuda perversione»«la grafi­ca è così terribilmente realistica che ha indotto più di una volta a spegnere la Playstation anche il cronista».

Gli operatori del settore ne hanno di­scusso in una mailing list specializzata che si chiama Kili, animata da Beniamino Sidoti. Sarebbe interessante mon­tare un blob delle diverse opinioni e informazioni date dai partecipanti, ma lo spazio consente solo di riassumere alcuni punti.

1. Lo scopo del gioco di cui parla Panorama non è quello di seppellire la bambina ma di salvarla.

2. Le scene dì per­versione descritte nell'arti­colo non ci sono e non si as­siste alla sepoltura di alcun bambino.

3. La protagonista in pericolo non è minorenne e il giocatore si immede­sima in lei e non nei suoi carcerieri.

4. Clau­dio Del Pizzo, esperto del settore e anima­tore di una ludoteca aperta anche ai mino­renni, non nega che esistano alcuni video­giochi violenti e ripugnanti, ma di Rute of Rose dice: «È un survival horror come ce ne sono tanti».

5. La quasi totalità dei video­giochi sul mercato non contiene scene di violenza e le statistiche citate da alcuni psicologi dello lowa, secondo cui invece l'ottantacinque per cento dei videogiochi, è violento, dipendono da un rating secondo cui sarebbe un videogioco violento an­che quello dei Pokémon.

Viene il sospetto conclusivo che i vi­deogiochi siano temuti soprattutto da chi non ci gioca, e proprio perché non ci gioca. La violenza che si vede in televisione e la morbosità di certi articoli di giornale – che sono entrambe presentate come «reali» – dovrebbero essere ben più dannose, ma dato che i genito­ri e i ministri leggono i gior­nali e guardano la televi­sione non se ne accor­gono.

Consiglio ai geni­tori? Il solito: scegliere attentamente, sorve­gliare discretamente, partecipare allegra­mente, dormire sere­namente.


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