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Perché nascono i gruppi di lettura in un interno

di Antonella Barina

Arriva dagli Stati Uniti una moda che esplode anche da noi…

Il Venerdì di Repubblica del 15/12/2006

TORINO. Certo, tele e affreschi avrebbero bisogno di restauro, i broccati sono sbiaditi, le dorature risentono della patina del tempo. Ma quest’aria un po’ sfiorita dona al prestigioso Palazzo Graneri della Roccia, che così incute meno soggezione, perde il sussiego dell’antica dimora nobiliare e si adatta al pubblico in maglione e jeans, seduto qua e là nelle sale come fosse tra amici in salotti di famiglia. Con un uni­co scopo: leggere. C’è chi legge solitario e chi lo fa in gruppo, chi ascolta una lettura a voce alta e chi discute un brano appena letto. Scegliendo dai tavoli rico­perti di libri volumi passati di mano in mano, pagine stropicciate, copertine con le orecchie. A tutte le ore del giorno e della sera. Il mattino le scolaresche: ra­gazzini sospettosi («sarà una pizza?») che poi si ritrovano sedotti da un attore che declama Pirandello; il pomeriggio i pensionati («finalmente mi godo la vita libe­ra»), che si scambiano romanzi a suon di musica, sorseggiando il tè; verso sera adulti di ogni età, che passano ad ascoltare, proporre, discutere i testi più svariati.

Da quando ha aperto due mesi fa, a Torino, il Circolo dei lettori – primo club del genere in Italia – ha una media di 400 ospiti al giorno e più di 2000 iscritti (qui è tutto gratis). Gente che ha riscoperto il fascino dei libri godu­ti in compagnia. Come le migliaia di persone che ormai in tante città hanno for­mato «gruppi di lettura» o «presìdi del li­bro», dove si condividono emozioni e pensieri suscitati dalla pagina scritta. Co­me i patiti del bookcrossing, che abbandonano in luoghi pubblici le loro opere preferite, perché altri, trovandole, condividano lo stesso entusiasmo. Come la schiera sempre più folta di chi bazzica i blog di lettura, riversando in rete le proprie recensioni lampo e stimolando in tempo reale altre microrecensioni…

Insomma la lettura, che sembrava un pia­cere solitario, un tesoro personale, sta diventando sempre più un’esperienza da con­dividere, uno stimolo alla socialità.E ormai anche in Italia il popolo dei lettori sente il bisogno di uscire allo scoperto e incon­trare i propri simili. Come da tempo ac­cade all’estero: in Usa i gruppi di lettura sono già mezzo milione (e sul tema sono nati libri, giornali, trasmissioni tv), in Gran Bretagna sono 50 mila, in Spagna più di un migliaio. E neanche l’Oriente teocratico ne è immune, se l’iraniana Azar Nafisi è riuscita a creare intorno alla letteratura quel seminario semiclande­stino di donne «senza veli», poi racconta­to in Leggere Lolita a Teheran.

«Condividere le proprie esperienze di lettori arricchisce assai più che leggere in solitudine: è uno stimolo a scoprire le più disparate chiavi di interpretazione di un testo» spiega Luca Ferrieri, pioniere italiano del nuovo trend, colui che ha fatto scuola: direttore dei servizi cultura­li e bibliotecari del Comune di Cologno Monzese, ha creato i primi gruppi nella biblioteca municipale una decina di anni fa, quando erano all’avanguardia perfino in Usa. «Non solo: chi si riunisce a parla­re di un libro, si consiglia a vicenda anche nuovi testi. Uno scambio tra perso­ne dai gusti simili, che così scoprono no­vità di cui altrimenti non verrebbero a conoscenza». Con buona pace di critici e recensori di mestiere, che qualcuno con­sidera poco affidabili, altri accusano di linguaggio criptico, altri ancora di non sbilanciarsi mai…

E Bianca Verri, che dirige la biblioteca comunale di Cervia, tra le prime istitu­zioni a organizzare circoli di lettori, ag­giunge: «In settembre si è tenuto ad Ar­co di Trento il primo incontro nazionale dei gruppi di lettura: ne abbiamo censiti una sessantina, per tre quarti legati a bi­blioteche, per il resto ad associazioni culturali e librerie. Ma molti sfuggo­no ancora ai conteggi, in realtà sono molti di più. Sodalizi di lettori avidi, curiosi, tra i 30 e i 70 anni. In preva­lenza donne, più aperte e disposte a mettersi in gioco».

A sedurre i giovani, più restii, ci pro­va il circolo di Torino, con iniziative ad hoc: letture d’essai, come il vecchio cinema sperimentale, tipo Guido Goz­zano letto a ritmo di rap. Ma anche Ja­ne Austen in originale, per esercitarsi con la lingua. O «Fitnessbook», vale a dire la palestra della mente: letture co­rali sulle amache, tra essenze profuma­te e vibrazioni musicali. «In Italia ci so­no molti eventi le­gati al libro, dalle fiere ai festival ai readings pubblici, ma poche occasio­ni per stare insie­me e sentirsi pro­tagonisti della lettura» spiega Anto­nella Parigi, che dopo aver fondato con   Baricco la Scuola Holden di scrittura creativa (da lei guidata per dieci anni), ora ha ideato con la Regio­ne Piemonte il Circolo dei lettori, di cui è la direttrice. «Qui abbiamo crea­to un luogo d’incontro aperto a tutti, per riportare la lettura a ciò che do­vrebbe essere: emozione, passione, strumento per conoscere se stessi. Ba­sta con la cultura per adepti».

Quella autoreferenziale, contro cui si moltiplicano anche i blog di lettura, vere e proprie bacheche on-line, dove chiunque può affiggere opinioni, dubbi, sensazioni sui libri letti. «Nell’attimo stesso in cui una riflessione passa per la testa, di slancio, senza dover aspettare di riunir­si in gruppo per discutere: sapendo che in giro per il mondo c’è sempre qual­cuno collegato in rete che risponde su­bito» spiega Leo Sorge, giornalista e scrittore esperto di nuove tecnologie (è appena uscito il suo e-book I chip di Nostradamus,edito da Apogeo e stampa­bile a richiesta). «La partecipazione a questo tipo di blog è in esplosione per­ché, finito un libro, senti di aver acqui­sito qualcosa in più e vuoi gridare le tue conquiste al mondo».

Un bisogno di confrontare con gli al­tri le proprie scoperte culturali che Valerio Magrelli, uno dei maggiori poeti italiani, docente di lingua e letteratura francese all’Università di Cassino, spie­ga così: «La desertificazione sistematica della tv, su cui si continua a gettare na­palm, ha creato sacche di profughi in cerca di nutrimento del pensiero. Sotto qualsiasi forma. Quando in passato ho tenuto corsi di scrittura poetica, mi so­no accorto che il desiderio del pubblico di imparare a comporre versi in realtà nascondeva un bisogno più profondo: quello di parlare di libri. Ottimo: vuol dire che la vita continua a pulsare sotto i diserbanti televisivi. E che riaffiora l’antichissima pratica della lettura col­lettiva».

Quella dei monaci che recitavano a voce alta i testi sacri; degli operai che agli albori della rivoluzione industriale leggevano per i compagni al lavoro; dei pochi contadini non analfabeti che nelle veglie intorno al fuoco racconta­vano storie lette… «In una pagina bel­lissima del V secolo» precisa Magrelli «Sant’Agostino descrive con grande stupore il maestro Ambrogio che legge sottovoce: “Gli occhi scorrevano lungo la pagina, ma voce e lingua restavano immobili”. Vuol dire che la lettura a voce alta all’epoca era di rigore».

Tutto bene, dunque, nel ritorno alla lettura di gruppo? «Quel che disapprovo totalmente è la tendenza a sostituire i giudizi dei lettori a quelli dei critici di professione: il fai-da-te alla competen­za», conclude Magrelli. «Non ci si fa operare da un amico, ma da un chi­rurgo. Perché non dovrebbe essere lo stesso per la letteratura? Anche se il singolo recensore può essere opinabi­le, non va messa in discussione la funzione della critica. Che dovrebbe fare da filtro: una società senza critici è una società in dialisi».

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