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Salvate Gongolo
di Guido Furbesco

La battaglia del Movimento Autonomo per la Liberazione dei Nani da Giardino raccontata per la prima volta dai suoi ideatori

Specchio del 21/10/2006

E pensare che la signora Rosangela Zocchi di Olgiate Olona — provincia di Varese — glielo diceva al marito: guarda i giornali, vedrai che prima o poi arrivano anche da noi, hanno già colpito qui vicino... E lui, titolare di una ditta di arredi da giardino, che le rispondeva ma va là «Ma va là»? Non erano timori infondati, quelli della signora Rosangela: in una notte di mezza estate — tra l'11 e il 12 agosto — «loro» sono arrivati per davvero. Scoccate le quattro, hanno scavalcato il muro di cinta della «Floricoltura Valle Olona Srl» e sono andati dritti verso quelle povere creature in statica sofferenza. Senza indugi, ne hanno prese 14 e sono fuggiti. Un blitz impeccabile, vanificato all'ultimo dal blitz dei Carabinieri, che si aspettavano di tutto ma non di ritrovarsi al cospetto di tre irreprensibili ragazze — di cui una minorenne —, con ottime famiglie alle spalle e una grande aspirazione nascosta nel cuore: intraprendere una carriera da liberatrici di nanetti.

«No, non le conosciamo e non fanno parte del Malag. Il fatto è che non tutte le operazioni sono riconducibili alla nostra organizzazione: il movimento è esploso ovunque e c'è parecchia gente che agisce per conto proprio». FraLiedfe parla dal suo cellulare — opportunamente «mascherato» per impedire che si rintracci il numero. È uno dei fondatori del Movimento autonomo liberazione anime da giardino, il più grande clan italiano dedito al salvataggio dei piccoletti di gesso: puntano i giardini di case ed espositori dove Mammolo & C. conducono una triste esistenza, scavalcano nottetempo i cancelli e li prelevano. Poi li trasportano nei boschi, tra gli alberi, dove le statuette vengono prese a mazzate. «Le rompiamo perché la loro anima deve uscire da questa triste rappresentazione materiale», teorizza FraLiedfe, che si sofferma sulle differenze tra la «scuola italiana» e quella vigente in Francia, culla del movimento internazionale pro-Brontolo: «Mentre noi li frantumiamo, loro li abbandonano e basta. È una linea che non condividiamo. A parte il fatto che una statua lasciata in un bosco inquina la natura: se lo si abbandona, il nano può essere recuperato. Per i nanetti, poi, i boschi non sono altro che giardini-prigioni più grandi».

Argomentazione ineccepibile. FraLiedfe è il nome di battaglia, lui in realtà si chiama Francesco, fa l'impiegato in provincia di Bari e ha 28 anni. La prima missione l'ha compiuta nell'agosto 2000, durante una vacanza sulle montagne del Friuli, in compagnia del Bolognese e di Orso, che sono altri due pezzi da novanta del Malag. «I liberatori ammessi ufficialmente al movimento sono un'ottantina», spiega, «ma abbiamo circa ottocento simpatizzanti, di cui seicento ricevono la nostra newsletter. Chi vuole associarsi alla "battaglia" manda una mail sul nostro sito (www.malag.it) con il curriculum delle sue missioni, poi valutiamo. Non accettiamo comportamenti scorretti, mirati al semplice vandalismo oppure dettati dall'uso di droghe o alcolici». Francesco-FraLiedfe ha messo a segno 22 colpi, con puntate anche all'estero: «L'anno scorso ero in Germania, in un campeggio sulle rive del Reno. C'era un camper che davanti all'entrata aveva schierato le statuette: ne ho "liberate" due». Una carriera di tutto rispetto, ma che — non ce ne voglia il fondatore — non può competere con quella del Maestro, ventenne della provincia di Modena: «È il nomignolo che mi davano a scuola, dov'ero sempre bravo e attento. Io ho conosciuto questa lotta quattro anni fa, attraverso Internet. Sappiamo che commettiamo un'infrazione, ma nessuno vuole recare danno alle persone e alle proprietà: è una lotta contro il cattivo gusto».

Il Maestro ha il pallino dei record, vuole essere sempre il primo. Così, quando ha saputo che il suo precedente primato (22 monumenti all'estetica kitsch liberati in una sola missione) era stato bruciato da un altro attivista del Malag, si è messo d'impegno per realizzare un mega-blitz: durante la notte del 20 agosto ne ha portati via 62. «Ho colpito sei, sette case tra Modena e Reggio Emilia», ricorda con giustificato orgoglio: «ho pianificato tutto a puntino». Nessuna rivendicazione (a differenza di quanto fanno all'estero), solo qualche croccantino, per tenere impegnati durante l'azione i cani dei padroni di casa.

FraLiedfe avanza una spiegazione sociologica: «I nani hanno così successo perché sono l'incarnazione di una certa idea della natura e della fantasia, due mondi che la gente è ormai incapace di vivere come dovrebbe e che cerca di recuperare comprandosi le statuette. Comunque», continua, «speriamo che le "vittime" siano comprensive: siamo solo un gruppo goliardico». Auspicando la clemenza, la protesta goliardica contro questi simboli della nostra decadenza dilaga: in Italia e nel resto d'Europa, con i suoi fenomeni di emulazione e le sue derive. Non si hanno più notizie del Kang, «Klub Anti Nano da Giardino», incitamento estemporaneo alla distruzione senza pietà; il sito del Carne, invece, è ancora in costruzione. «Carne», ovvero Comitato Autonomo per il Ripopolamento dei Nani da giardino Emancipati. Sulla sua home page si legge: «I sostenitori di questo sito si oppongono al rapimento dei poveri nani da giardino, appoggiando le opere di ripopolamento, osteggiando le ruberie e promuovendo l'emancipazione dei nostri amici Nani da Giardino in modo non violento». «Sono i nostri peggior nemici», ride FraLiedfe.

Anche la signora Rosangela Zocchi da Olgiate Olona se la ride: «Io non li metterei mai nel mio giardino, ma dopo la pubblicazione della notizia sui giornali è arrivata gente da Lomazzo e dagli altri paesi qui vicino: avevano rintracciato la nostra esposizione e volevano comprare queste statuette. Su quelle ragazze, invece, che cosa vuole che le dica... Alle 4 e mezza di notte scavalcano un muro di cinta di più di due metri per portare via 14 nanetti: si vede che non c'avevano niente di meglio da fare».

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