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La carica dei 101 personaggi inventati
di Vittorio Zucconi

Da Marlboro Man a Barbie, un libro elenca miti e leggende che influenzano il mondo

La Repubblica del 21/10/2006

WASHINGTON – Marciano fianco a fianco, il cowboy delle Marlboro e Sigfrido il Teutone, Re Artù e la tenera Giulietta, il mostro di Frankenstein e il Grande Fratello, guerrieri di una strana “carica dei 101” che ha conquistato il mondo, senza mai essere esistiti.

È un esercito immaginario di creature mitologiche, di invenzioni letterarie, di buoni o di cattivi incorporei da cinema o da pubblicità, che tre ricercatori americani hanno catalogato e classificato fino appunto al numero di 101, ovvia strizzata d'occhio ai cuccioli disneyani, decidendo che costoro, senza mai aver vissuto né fatto nulla, hanno modificato la storia dell'umanità più di quei generali, pensatori, tromboni e rivoluzionari che ingombrano le nostre piazze coi loro monumenti per la gioia dei piccioni.

"I 101 personaggi che più hanno influenzato la storia senza essere mai esistiti" è il titolo, palesemente non telegrafico del lavoro che un professore di medicina della Columbia University, Allan Lazar, un programmatore di computer del Mit di Boston, Dan Karlan, e un ingegnere, Jeremy Salter, hanno fatto insieme per l'editore n Harper&Collins compilando una lista che naturalmente ha subito trovato detrattori e critici. Ma se mettere il Marlboro Man, il cowboy che diede alle pestifere sigarette un'aura falsa di salubre vitalita western (soccombendo poi al tumore al polmone) al primo posto tra i 101 e relegare Ulisse al 24esimo può offendere i cultori di classici e rivelare un certa parzialità americocentrica nei ricercatori, l'idea che l'immaginario divenga realtà e che la possa trasformare è pacifica. «Il mito — avvertono gli antropologi e potrebbero confermare migliaia di politicanti e di partiti politici — è qualcosa che non è mai esistito, ma che esisterà per sempre».

Poi si può discutere, naturalmente, se davvero Marlboro Man sia stato più influente del “Grande Fratello", che lo segue in classifica, incubo orwelliano che si è impadronito del discorso collettivo, delle nostre paure e si è realmente incarnato nella vita quotidiana delle dittature o di molte presunte democrazie. Topolino, classificato al 18esimo posto, è superato per pochi gol di scarto da Don Chisciotte, probabilmente a ragione: donchisciottesco è certo più radicato nel nostro modo di giudicare il mondo e di comportarci di quanto non sia "topolinesco". I cultori della tradizione pseudoreligiosa si sono un po' inalberati quando hanno trovato al quarto posto Santa Claus, il Babbo Natale che tormenta le nostre sante feste svolazzando con slitte ingombre di regali trainate da improbabili renne, perché Sankt Nikolaus, fonte del mito natalizio, è esistito davvero. Ma i tre ricercatori, molto saggiamente, si sono tenuti alla larga da allusioni a grandi figure religiose, della cui realtà storica non tutti al mondo sono persuasi, ma che tutti hanno venerato o subito.

Nessuno può invece negare l'enorme influenza culturale sull'umanità dell'Occidente avuta da WilliamShakespeare, che infatti piazza ben due dei suoi cavalli nei primi dieci, Amleto l'inquieto principe di Danimarca e la coppietta di innamorati veronesi, Giulietta e Romeo. E Mary Shelley, che pure Shakespeare non è, potrebbe essere orgogliosa di vedere il mostro creato dal suo dottor Frankenstein ottimamente piazzato al sesto posto e ancora ben saldo sulle sue gambone, visto che cammina ogni giorno nelle polemiche accese sui cibi geneticamente modificati, i Frankenfood come li chiamano gli avversari e nelle ipotesi di manipolazione sugli embrioni, i Frankenbaby. Indubitabile fu anche l'enorme effetto che lo ZioTom, lo schiavo nero immaginato da Harriet Beecher Stowe che fornì lacrime popolari al movimento abolizionista e ancora oggi si appicca sprezzantemente ai lacchè dell'uomo bianco.

In realtà, ciascuno di noi potrebbe compilare una lista di miti e personaggi inesistenti ma altrettanto giustificabile, che hanno influenzato e magari cambiato la nostra vita e i lettori più giovani di questa classifica, arbitraria come tutte le classifiche, si indignano, e scrivono all'editore, quando trovano "Cenerentola" in buona posizione e nessuna traccia dell'adorato maghetto Harry, oppure la licenziosa Lady Chatterly di Lawrence, ma non Charlie Brown, ignorato. Ma l'idea madre di questo elenco, che non vuol essere un testo universitario, ma una provocazione intelligente e spiritosa, non è quella di stabilire se Robin hood (12esima posizione) sia stato più importante di Forrest Gump (escluso) nella fabbrica dei miti che hanno cambiato la storia. È nel dimostrare che nella produzione di storia, immaginario e reale si sovrappongono e si intrecciano in modo inestricabile.

Nazionalisticamente, un italiano potrebbe risentirsi tiri po' di fronte al fatto che neppure uno dei nostri "cavalieri inesistenti" ha meritato un posto fra i primi trenta e la classifica paga lo scotto dell'americanità dei compilatori e della loro età, quando a esempio esalta Rosy the Riveter (28esima), la muscolosa operaia che durante la seconda guerra mondiale si rimboccava dai manifesti le maniche e andava a saldare lamiere e stringere bulloni al posto dei maschi al fronte. Forse, neppure il Principe Azzurro (20esimo) impiglia ormai più tanto i sogni delle ragazze, che magari preferiscono una laurea e un buon posto di lavoro all'idea di essere portate via in groppa a un cavallo bianco da un riccetto biondo con aria da gigolò bisex. Ma l'influenza positiva o negativa di queste creature irreali è reale. Si pensi al ventiduesimo in graduatoria, Robinson Crusoe, al quale dobbiamo, per l'eterna dannazione dell'autore Daniel Defoe, l'epidemia micidiale di naufraghi abbandonati nelle squallide isole dei reality show che ci perseguita dagli schermi della tv.
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