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Guerra al silenzio

di Vittorino Andreoli

 

È l’Estate dell’Ipod.  In spiaggia, in treno, per strada, il minuscolo oggetto si accompagna a ragazze e giovanotti (l’ultima moda è portarlo legato al deltoide, pare) che lo ascoltano per ore, isolati dagli altri e dal mondo, in una specie di inedito autismo.

L’Ipod (il marchio è quello leader di Apple, ma i lettori Mp3 sono molti) è un esempio di tecnologia straordinario. La sua capacità di ripetere i suoni è ottima, come stare in auditorium, si dice. È fortemente individualizzato: contiene come minimo 150 brani, è una specie di radio personale, ha una quantità di accessori. Un oggetto meraviglioso. Ma l’uso che se ne fa è preoccupante. I ragazzi se lo appiccicano all’orecchio per ore, in una guerra non dichiarata al silenzio.

 

È diverso, per esempio, dall’ascoltare la radio: lì può capitare di non riuscire a trovare una canzone che piaccia, e allora spengo; la compilation dell’iPod invece l’ho fatta io, troverò sicuramente qualcosa.

Quindi non lo spengo mai. Come se il silenzio fosse solo una mancanza,  non vita. Come se l’Ipod fosse la batteria dell’esistenza.

 

Questo tipo di consumo è un segnale che conferma come la vita, oggi, non nasca più da pensieri, desideri e sensazioni interiori. Tutto avviene fuori, esiste solo all’esterno, e l’iPod è la pila che porta energie all’orecchio come se una persona fosse un giocattolo: se c’è una batteria che funziona si muove altrimenti no, è come un pupazzo.

 

A volte sembra che l’identità, nei giovani, non esista più. Di solito ognuno di noi, nonostante i cambiamenti dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’età adulta, ha la percezione di qualcosa che non muta, di un filo conduttore, di un insieme di tratti interiori che, appunto, formano l’identità. Ma le nuove generazioni, bombardate dea sempre dalla tecnologia, rischiano di non averla. Le caratteristiche fisse sono sostituite da flessibilità e adattamento, quelle doti considerate così necessarie nella società di oggi.

 

Senza identità, l’individuo è un sacco vuoto insufflato dai rumori. Sono loro ad animarlo: il cellulare, la televisione e, quando questi si stancano o non servono, l’iPod. Il silenzio mette angoscia, ricorda la morte. Senza il rumore sembra di non esistere.

 

Una volta stare in silenzio era considerato un modo per ritrovare sé stessi, meditare e cos’ via. Oggi queste frasi sembrano quasi prive di senso. Conoscersi? Un ragazzo non si pone neppure la domanda. Il suo “dentro” non esiste. Non ci sono stimoli interiori, solo esterni.  Un aspetto positivo, comunque, c’è. L’iPod aiuta a risolvere uno dei problemi più sentiti dagli adolescenti e cioè la solitudine, il timore di sentirsi esclusi, di non avere un gruppo. Non ho un amico ma ho “lui”, rimango solo soltanto se me lo dimentico. Ma è un’alternativa piuttosto triste: preferisco un oggetto al rapporto con l’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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