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Non abbiamo più amici. Ci si confida con la mamma

di Mariolina Iossa

 

Gli amici, quelli veri? Un tempo pochi, ma buoni. Oggi, soprattutto pochi, una razza in via di estinzione. Lo dice una ricerca americana, pubblicata su American Sociological Review e condotta da due professori della Duke University e dell’Università di Chicago. In vent’anni, scrivono, la cerchia dei confidenti si è ridotta. Se nel 1985 un americano poteva contare su almeno 3 anime affini, nel 2004 il numero  è sceso a due. Colpa del lavoro, che si dilata nel tempo fino ad occupare tutti gli spazi e che ci spinge a chiuderci in casa e a fare riferimento alla famiglia. Mamme e fratelli ad ascoltare i nostri problemi, anziché i vecchi amici di una volta.

 

Ma è davvero così? Questo quello che ci aspetta, oltre ad un’esistenza frenetica e faticosa, anche l’isolamento? E per i giovani oggi è peggio di ieri, nonostante internet e la possibilità di comunicare con qualcun altro all’altro capo del mondo in pochi minuti? È perplessa Giovanna Meandri, ministro per le Politiche giovanili.

“Questo studi sono sempre da prendere con le pinze –spiega – perché scattano una fotografia monocolore. E poi non mi piace quando si parla dei giovani più come un problema che una risorsa. L’Italia non è l’America, è il Paese delle piazze, i ragazzi chattano e si scrivono sul web, ma poi non rinunciano a incontrarsi. Internet sostituisce molto meno di quanto si pensi “il muretto””.

E gli adulti? In controtendenza con la ricerca Giovanna Meandri può contare su un buon numero di cari amici. “Non meno di dieci. Alcuni sono di vecchia data, altri più recenti e io faccio di tutto per non perderli”.

 

Ma è proprio un giovane attore, Francesco Venditti, 29 anni, figlio di Antonello e Simona Izzo, a confermare la tendenza, “Siamo sempre più nomadi – dice e usa una metafora affascinante, quella del viaggio – Invece di andare alla ricerca di luoghi, sapori, odori, ci chiudiamo nei villaggi turistici. Nell’amicizia si fa lo stesso e si perde la profondità. Oggi c’è molto meno tempo per fermarsi, per andare oltre al superficie, e la tecnologia non ci aiuta anzi ci ha fatto sedere. Io di amici veri ne ho solo tre, quattro. E sono tutti amici d’infanzia, qualcuno l’ho anche perduto per strada”.

Sembra andar meglio se si vive o si arriva dalla provincia. “Io vengo da Legnano – racconta il deputato di Forza Italia Luigi Casero – ho ancora gli amici storici, sono quattro, ognuno ha preso la sua strada, ma ci vediamo regolarmente. Ne ho ance acquistato uno, più recente, il collega Maurizio Lupi, la pilitica ci ha avvicinato 12 anni fa. Però è vero che il tempo per i rapporti profondi si è ristretto”.

 

Non ha perduto, ma neppure guadagnato nuovi amici l’imprenditore agricolo e presidente di Confagricoltura Federico Secchioni. “Ho tre amici cari dai tempi del liceo. Li vedo pochissimo eppure mi basta chiamare per ritrovarli. Tuttavia, non ho mai corso il rischio di perderli, al contrario, il superlavoro ha rafforzato la nostra comunanza”.

 

Pochi amici anche per l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace: “Oltre alle mie due figlie – dice – che però sono amiche solo da poco, c’è Antonella. E i miei tre fratelli maschi con cui mi vedo e mi confido regolarmente. Sì, purtroppo lo studio americano indica una tendenza reale, io ho perso molti amici. Con l’età si diventa più selettivi”.

 

Amanda Sandrelli selettiva lo è verso le persone nuove che incontra: “è fisiologico con gli anni mantenere gli amici veri e lasciar perdere il resto. Soprattutto se hai dei figli, come me. Io a costo di sembrare maleducata, spengo il telefonino e mi inabisso. Ma per gli amici veri, il tempo lo trovo. “

 

Tenersi un amico costa una gran fatica, in termini di tempo, ma anche emotivamente, Ne è convinta la psicoterapeuta Antonella Rocino, che lavora a Roma e collabora con riviste specializzate. “L’amicizia soddisfa il proprio bisogno di essere ascoltati, di entrare in empatia, di condividere le emozioni. Ma oggi, assorbiti da ritmi soffocanti, dalle nostre aspettative sempre più alte, dalle nostre ambizioni, temiamo di non essere capiti. E non riusciamo più ad ascoltare. Abbiamo troppa paura di metterci in gioco”.

 

 

 

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