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lunedì, 25 maggio 2009 

POLITICHESE DA LIBRO CUORE





Di solito non amo parlare di politica. Ma stavolta non posso trattenermi. Ha a che fare direttamente con il mio mestiere, quello delle parole e della comunicazione.

Mia madre si vede recapitare questa accorata lettera di Dario Franceschini. Già la busta è terribile. Recita in stampatello il nome del destinatario, mia madre cioè:

SILVIA COLOCCI CONIU PACINI

Laddove "coniu" sta per "coniugata". Infatti mia madre si chiama Silvia Colocci e ha sposato un Pacini.

E vabbè.

Ma quando mi mostra la lettera l'"orrore" si trasforma in esibizione da avanspetaccolo:

"Gentile Signora Silvia Coniu".

Silvia Coniu? Ancora stiamo ridendo, io e mia madre.

Mettiamo bene in chiaro una cosa: a me non importa un fico secco che si tratti del PD. Poteva toccare serenamente al PDL. Infatti chi legge il blog o la rivista online sa benissimo che il giudizio è distaccato e cerca, di volta in volta, pregi e virtù di qualunque colore...

Ma stavolta tocca, ahimé, al PD. Che ha mosso mari e monti (e poltrone e segretari) per creare questo nuovo, monumentale partito all'insegna del "nuovo". Ma di nuovo, ahimé, c'è davvero poco. Soprattutto nella comunicazione. Ecco un bell'esempio della vecchia, ammuffita, noiosa "retorica del politichese". Puzza di muffa, davvero. La lettera è una teoria di banalità, una sfilza di qualunquismi scritti nella peggior maniera: quella dell'Uomo Qualunque. O, per fare una citazione letteraria, dell'Uomo senza Qualità.

"Da qualche mese a questa parte, con il nostro Paese immerso in una crisi ecnomica grave e profonda (davvero?), la vita si è fatta ancora più difficile (ma va'!!). Sa perfettamente di cosa parlo, perché sono cose che La riguardano in prima persona o che toccano da vicino le persone a Lei care". Mamma mia, che tono paternalistico da "grande famiglia". "Con la pensione e lo stipendio non si riesce più a star dietro ai prezzi che salgono quando si fa la spesa. Poi ci sono i costi per la casa, le bollette e si temono gli imprevisti". Accidenti, che casalingo perfetto. Una Miss Doubtfire de noantri (peccato non abbia la verve di Robin Williams: Franceschini sembra nato "vecchio", con quell'aria da bravo secchioncello).

Questo tono fraterno, buonista, da preoccupazione condita con pacca sulla spalla è francamente irritante. Ma lui, indomito, prosegue: "Magari si vorrebbero aiutare i propri figli o i propri nipoti, perché pensando a loro le preoccupazioni sono tante: se troveranno mai un lavoro che non sia così precario, se dopo aver fatto tanti sacrifici per farli studiare si potrà finalmente vederli sereni e soddisfatti (mi commuovo fino alle lacrime, altro che Libro Cuore, De Amicis gli fa un baffo), se questi ragazzi riusciranno a sposarsi e ad avere i soldi per l'affitto o meglio ancora un mutuo (basta, datemi un altro fazzoletto!).

Ma il peggio deve ancora venire. "Le donne italiane hanno faticato tanto nella vita (ah, ecco, siamo all'elogio delle donne). Lavorando, in casa e fuori casa e sempre occupandosi della famiglia, sempre colmando le assenze di noi uomini (disgustoso: un'operazione di "azzerbinamento" farcita di enfasi e buffetti a quei monellacci dei maschi).

Ora viene il culmine: "Il mio impegno nei Suoi confronti è affinché la Politica le restituisca almeno in parte, la parte più grande possibile, questa fatica e questa generosità" (ma insomma, non avete un altro fazzoletto? qui le lacrime colano copiose)

Finalmente, il punto: "Le chiedo di votare il Partito democratico alle elezioni...bla bla".

E il finale, che chiude - devo dire con toni coerenti - queste sbrodolate moine elettorali:

"La saluto, augurando ogni bene a Lei e ai suoi cari".

Titoli di coda. E diciamo che di coda ne vedo parecchia. Di testa, invece, poca.

Ma veramente sarebbero questi i cambiamenti della politica? Una lettera simile non fa che compiere l'elogio del qualunquismo, della superficialità, del fare "barbone" che elemosina manciate di voti facendo appello ai buoni sentimenti, come nei film americani (ma senza il loro talento).

Dovremmo davvero commuoverci? Crederci? Questa lettera è, dal punto di vista della comunicazione, un fallimento totale. Non "intacca", non incide. Scivola via come un po' di Malox quando si ha la gastrite. E' una lettera pallida, insipida, priva di forza e carattere (ecco, se per esempio vogliamo ricorrere ai sentimenti "leccati", almeno inventiamoci cose nuove, come il Mulino che vorrei: guardate il sito, è comunque ben fatto anche se non si condivide la politica ruffianella e un po' leziosa). Qui non c'è nulla. Proprio nulla.

Peccato, perdere così occasioni elettorali. Non faccio torto a mia madre se riporto ciò che mi ha detto: "Se avevo una mezza idea, ora...". Ecco, immaginatevi il proseguimento di quell'"ora" pronunciato con aria rassegnata.

Ma chi scrive questi testi? Un ragazzetto del liceo? In realtà, sembra più la scrittura di un nonno in pensione...C'è anche un pizzico della Tamaro di Va' dove ti porta il cuore, ma anche lei, al confronto, sembra una ragazzaccia cattiva.

Anche senza toccare i picchi di Obama, con i suoi bravi spin doctors, se ci si rimbocca un po' le maniche qualcosa si può fare.

Chissà perché, alla sinistra piace attardarsi nel masochismo. Se si vuole perdere, basta dirlo subito.

Franceschini farebbe comunque meglio a rivedere cosa manda in giro, piuttosto che occuparsi delle faccende (e della patta dei pantaloni) di un Berlusconi che, si sa, è il tipoco ometto da commedia italiana, a metà fra Amici miei e un Vitellone da Bagaglino. Ma chissenfrega di Noemi. Ma cos'è questo starnazzare, questo can can dietro le marachelle del Presidente? Sembra che debba fare un'abiura alla Galilei (alcuni toni rimbalzano da Novella 2000 alle Inquisizioni teologiche). Di Franceschini vorrei sentire altro. A me importa piuttosto quali i programmi, e gli intenti. E se il tono è lo stesso di questa lettera deprimente, siamo messi male. Molto male

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