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Dave Eggers, una voce per i bambini perduti 
di Giulia Ziino

Valentino Achak Deng è fuggito da bambino dal suo villaggio nel Sudanm è sopravvissuto agli assassini delle milizie governative islamiche, ha camminato migliaia di chilometri per rifugiarsi prima in Etiopia, poi in kenyam è sopravvissuto alle beste feroci e alle malattie, ha mangiato fango. Dopo anni vissuti nei campi di concentramento dell’Onu, ha ottenuto l’agognato biglietto per gli Usa: giorno di partenza previsto, 11 settembre 2001. Quel martedì Valentino si è presentato felice all’aeroporto di Nairobi, l’attentato alle Torri gemelle e la chiusura dello spazio aereo americano sono stati una beffa. Ha aspettato altre due eterne settimane, e alla fine è arrivato ad Atlanta. Dave Eggers lo ha incontrato, e poi lo ha accompagnato nel viaggio di ritorno in Sudan per rivedere i genitori. Da quell’avventura è nato il nuovo libro del più brillante, amato (e invidiato) scrittore americano. What is the What: The Autobiography of Valentino Achak Deng uscirà il primo ottobre in America e a inizio 2007 in Italia (Mondadori- Starde Blu).

Eggers arriva in Italia con la figlia di otto mesi, october, e la moglie scrittrice, Vendela Vida. Dopo l’autobiografia La struggente opera di un formidabile genio, che nel 2000 lo ha reso famoso, torna sui temi politici già abbozzati in Conoscerete la nostra velocità. “Tutto quello di cui parlo è politica. Quel libro era un’allegoria dell’intervento americano all’estero, l’impulso e la volontà di fare del bene nei Paesi in via di sviluppon e lo scontro con i problemi contingenti, e con la mancanza di prospettiva storica comune a molti governi e organizzazioni degli Usa. Nel libro che sto finendo di scrivere gli stessi temi sono presi da un angolo diverso”.

Valentino è uno dei 3.800 “Lost Boys of Sudan”, i ragazzi perduti del Sudan, orfani o separati da genitori a causa della guerra tra governo arabo-islamico del nord e ribelli cristiani animasti neri del Sud. Nel 2001 i giovani sudanesi vennero distribuiti in 38 città americane, aiutatid ala Lost Boys Foundation. Come ha conosciuto Valentino? “La donna a capo della fondazione, Mary Williams, mi ha contattato dicendo che c’era un ragazzo ad Atlanta che voleva scrivere la sua biografia. Ho incontrato Valentino nel gennaio 2003, nel giorno in cui tutti i Lost Boys celebrano il loro compleanno. Quando vivevano nei campi dell’Onu, nessuno sapeva quando erano nati e così fu assegnato a tutti loro lo stesso giorno di compleanno: 1° gennaio. Abbiamo cominciato a lavorare alla sua storia da quel momento”. perché ha deciso di farne un libro? “Avevo letto un articolo sui Lost Boys già un anno prima, ed ero rimasto colpito. I ragazzi sudanesi sono stati accolti nei posti più strani dell’America. Frago nel nord Dakota, ad esempio. Prendi queste persone che non hanno mai visto il ghiaccio e le spedisci nei posti più freddi degli Stati Uniti. Il loro adattamento è stato affascinante”.

Com’è stato il viaggio in Sudan? “Abbiamo volato su un aereo carico di riso, sorgo e biciclette, fino al villaggio di Marial Bai. Valentino sapeva che i suoi genitori erano sopravvissuti e lo stavano aspettando, dopo 17 anni. È stato incredibile. Il Sud del Sudan è tuttora poverissimo, i Lost Boys ne sono diventati l’orgoglio. Ora si chiedono se tornare e ricostruire o restare negli Usa. Io, americano, in quel viaggio mi sentivo al sicuro, era una strana fase di calma prima che la guerra riesplodesse nel Darfur, più a ovest. Non mi sono spacciato per canadese come ho fatto altre volte e come credo facciamo tutti, finché ci sono i repubblicani al potere a Washington”.

Nella rivista di Eggers, The Believer, sono già usciti racconti sull’immigrato sudanese Dominic Arou. È la stessa persona? “Sì, i Lost Boys usavano molti nomi diversi per sopravvivere nei campi. Valentino si chiamava Achak Deng, è venuto in America come Dominic Arou, ma l’anno scorso ha cambiato legalmente nome in Valentino Achak Deng. Valentino era il nome del catechismo ricevuta in Etiopia nel 1991”. Oltre ai motivi politici, c’è qualcosa di personale che l’ha spinta ad affrontare questa vicenda? Valutino è gli altri ragazzi sono cresciuti senza genitori, come suo fratello minore Toph e lei stesso dao 21 anni in poi…”Certo, abbiamo questo in comune, se non altro. Valentino aveva tra i 6 e gli 8 anni, più o meno l’età di Toph, quando è stato separato dai genitori. Io e lui andiamo d’accordo su molte cose, politica soprattutto. È una persona straordinariamente in gamba e proiettata verso il futuro”.

Prima dell’uscita del libro, un soggiorno in Europa. Tra gli autori europei, per la sua casa editrice Mc Sweeney’s ha pubblicato Michel Houellebecq e Xavier Marias. Conosce scrittori italiani? “ho sempre amato italo Calvino. È un esempio di molte cose che ho cercato di fare. Per me sono tesori Il giorno della civetta di Sciascia e l’opera di Elsa Morante. Alessandro Baricco è uno dei migliori scrittori viventi, credo, autore di frasi tra le più belle che abbia mia letto. Mi parlano molto bene di Claudio Piersanti e Giulio Mozzi, am purtroppo non sono tradotti negli Stati Uniti. Spero di porre rimedio”.
Sa che Baricco ha implorato una vera stroncatura a Pietro Citati, principe dei critici italiani, che lo aveva denigrato en passant? “Il mondo letterario nel quale vivo, San Francisco, è felicemente vaccinato contro gli ambienti letterari più snob del mondo. È un posto senza pretese, dove non c’è malanimo tra scrittori, editori, critici. Io insegno inglese ai giovani immigrati, ed è sempre una vittoria quando riusciamo a far leggere loro un libro. Questo forse mi dà una visione più ampia. Penso che i libri siano di per sé una buona cosa, e quando un ottimo scrittore come Baricco diventa popolare, questo è un miracolo e un motivo di festal, Le critiche aggressive andrebbero rivolte contro Bush, Guantanamo, il fondamentalismo, l’assassino sudanese Bashir e i suoi Janiaweed, prima che contro gli scrittori, Naturalmente Citati non è obbligato ad aprrezzare Baricco, ma dovremmo gioire le rare volte in cui la letteratura entra nel mainstream, non rinfacciarle la popolarità.














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