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giovedì, 19 marzo 2009
CONFIDENZE



E' bello essere in intimità con il proprio corpo. Parlo di quell'intimità che deriva dalla conoscenza di questo strumento troppo spesso ignorato oppure esaltato, divinizzato.

Nella società del fitness e del magropertutti, le palestre continuano a radunare truppe di uomini e donne che passano ore a fare pesi, una marea umana anestetizzata dallo specchio nel quale, mentre si lavorano i muscoli, lo sguardo annega fra pensieri distratti e perlustrazione di pregi e difetti.

Forse è per questo che lo yoga è diventato una moda. E, come tutte le mode, propina maestri e scuole che fioriscono come funghetti, raduna settarismi e intolleranze, pianifica il business. Fa parte del gioco, purtroppo.

E non mi va, qui, di parlare dell'importanza di una disciplina che è filosofica (e per pochi, pochissimi, spirituale), profonda come gli abissi del mare.

Mi interessa dire una cosa semplice, molto semplice (ma non per questo banale): lo yoga ci aiuta a recuperare un rapporto più autentico con il nostro corpo.

Chi, come me, fa un lavoro intellettuale, è obbligato a inseguire la mente tutto il giorno. Diventa una "testa pensante" che spesso divorzia dal corpo, perfino a insaputa del coniuge.

Era accaduto anche a me, come a tanti. Anni fa, l'incontro con lo yoga. E così, piano piano, ho riconquistato pezzetti di me, mi sono riappropriata di quel territorio che mi appartiene da sempre ma che avevo dimenticato. Ci ho fatto amicizia.

Mi sono resa conto che è uno strumento meraviglioso, fatto di armonie, collegamenti, relazioni con lo spazio e con il respiro.

Ci sono parti del corpo privilegiate dalle nostre attenzioni (seni, deretani, decolleté, ecc) ma in realtà esistono altre aree - magari microscopiche - fantastiche, importantissime malgrado lavorino nell'ombra, dietro le quinte. Sono soldati senza medaglia. Ma sono soldati.

E' stato straordinario, per me, venire a contatto con la forza dei piedi, con le loro dita che, se ben allineate, ci regalano equilibrio e radicamento al terreno.

O conoscere il polso. E le scapole.

Insomma, un'avventura. Un incontro. Una sfida.

Stai lì, apparentemente immobile mene raltà sei concentrato sul lavoro di ognicenmntro i musoli, pelle, tendini e nervi.

A occhi chiusi, senza specchio, recuperi la percezione del corpo, impari a muoverlo misurandone i limiti e le possibilità. Ma, come dire, è un rapporto "sussurrato", quasi segreto.

E mi piace per questo.

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