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domenica, 12 ottobre 2008 


O LA BORSA O LA VITA





Chiariamo subito una cosa: io di finanza non m'intendo. E non m'intendo troppo neanche di economia, di new economy, di politiche economiche e finanziarie mondiale.

Ma una cosa credo di averla: la testa. E un po' mi informo, come tutte le persone curiose.

E mi sembra assurdo lo stupore globale che lega Tokyo a New York, Londra a Barcellona.

Forse perchè nessuno ha mai considerato che il magnifico, pluripremiato sistema occidentale potesse un giorno andare in crisi. Perchè la maggior parte di noi lo ha considerato un po' come fa con le malattie più brutte: remotamente possibile ma certamente evitabile.

E' questo il vero vizio di forma della situazione. Credere, ingenuamente, che il Denaro presunto generasse altro Denaro presunto, in un gioco (gioco, appunto, e quando si gioca si può anche perdere, si può perdere tutto) di scambi continui in un mercato virtuale in cui il denaro giocato non corrispondeva alla reale liquidità a disposizione.

Una vetrina maestosa, sostenuta dalle banche e dai governi politici che ne hanno fatto il pilastro del nsotro sistema mondiale. Bel sistema.

E' vero, nei giochi di Borsa conta soprattutto la fiducia. Fiducia nell'espansione, nel fatto che le cose andranno bene. Fiducia nei mercati e nell'economia.

Questa fiducia religiosa ha alimentato il pianeta credendo a una sorta di verità...non rivelata.

Aderendo a dogmi, liturgie e acefale devozioni che neanche davanti all'evidenza di un mondo che dal 2001 ha accelerato la sua discesa verso l'inferno mostrando tutte le crepe di un Occidente che si credeva inviolabile.

Ma l'Occidente, la Borsa, le poliche sono fatte dagli uomini. E sbagliano, gli uomini. Accidenti se sbagliano.

Ma non è bastato vedere che il Titanic aveva sbattuto contro un inceberg, si è creduto di tappare la falla con una striscia di nastro adesivo.

Finché sotto la pressione di un sistema globale basato sull'esaltazione di un denaro immateriale, sulle speculazioni, sulle astuzie e sugli sfruttamenti non è scoppiato.
Mi sorprende la faccia tosta di Berusconi (ma potrebbe tranquillamente essere quella di Weltroni, se avesse pensato lui, da Capo del Consiglio, queste castronerie) che rassicura gli italiani dicendo che "noi siamo in salvo", che le nostre banche sono sicure.

E' come dire che se il cancro ha aggredito la nostra testa i piedi possono stare invece tranquilli.

Minchiate. Non puoi esser parte di un sistema pulsante globale, esserne legato e condizionato a livello micro e macroscopico per poi tagliarti fuori e dichiararti autonomo all'improvviso.

Il sistema economico-finanziario è come un grande corpo vivente di cui gli stati occidentali (e non solo) sono le parti anatomiche. Non si può amputare una gamba e pretendere di farla camminare da sola, senza la testa.

Preferirei l'onestà. Preferirei che ci dicessero, realmente, che siamo tutti nella merda (perchè anche chi non ha investito in Borsa risente ovviamente di questo tsunami internazionale che avrà ripercussioni serissime sulla vita di tutti).

Io non sono uno di quei geni della finanza. Ma da anni sono sempre stata convinta di una cosa: che l'unica cosa saggia da fare, per chi può permetterselo, sia comprarsi un fazzoletto di terra e una casetta. Perché fra un po' sarà quello, e non il titolo bancario, il vero bene da possedere. Sarà l'unica cosa reale, tangibile, di cui avremo bisogno. E sarà in via di estinzione, braccata da cementi e inquinamenti e inutili estensioni metropolitane.

Una visione apocalittica?

Forse.

Ma io vedo questo pianeta morire, ogni giorno di più. E anche il nostro osannato sistema occidentale si rende conto che ci sono ferite difficili da sanare, se ne rende conto quando tocca davvero il cuore del suo funzionamento, e in questo senso dirò, non tutto il maleviene per nuocere, abbiamo bisogno di una profonda, seria interrogazione. Non basta prenderci in giro con la raccolta differenziata o le eco-proteste, con le macchine elettriche o i deodoranti senza spray, dobbiamo andare oltre e vedere che senza una rivoluzione globale, una conversione di intenti e situazioni la deriva è già qui, adesso.

Un pezzo importante ha cominciato a franare. Forse è ora che qualcuno si accorga della situazione reale.

La Borsa è diventata una specie di Golem autonomo che ha preso piede governando paesi e persone.

Ma io, alla Borsa, preferisco la Vita.

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