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Jolie è più bella in d 3

 di Riccardo Drago

 

Hollywood è alle corde. Messa all’angolo dal download su internet, dai film trasmessi sui telefonini o sugli iPod, dal declino delle sale cinematografiche. “Il modello economico dell’industria cinematografica si è rotto”, ha detto poche settimane fa, durante il Tribeca Film Festival di New York, il regista premio Oscar Steven Soderbergh. Che non a caso ha deciso di distribuire il suo ultimo film  “Bubbole”, contemporaneamente al cinema, in Dvd e mediante la tv a pagamento.

Una strategia che anche le mayor americane sembrano sempre più convinte a cavalcare, come dimostra la recente decisione di distribuire i propri film attraverso internet e il sito www.movielink.com.

Eppure il cinema a grande schermo, quello proiettato in sala, potrebbe salvarsi proprio facendo appello alla tecnologia, quella che rischia di mandarlo in pensione.

A pensarla così è James Cameron, autore con Titanic nel 1997 del più roboante exploit della recente storia del cinema, con 1, 8 miliardi di dollari incassati in tutto il mondo.

“Amo il film, e adoro guardarli in uno schermo grande – ha spiegato il regista della conferenza delle emittenti radio tv americane – non farò mai film perch<è la gente possa guardarli sul proprio telefonino cellulare. Per me è una cosa abominevole”.

La ricetta che propone Cameron affonda le sue speranze nei ritrovati tecnologici più rivoluzionari: il rilancio dello spettacolo cinematografico passa attraverso nuovi effetti speciali e l’uso delle tre dimensioni, che consentirebbero un’immersione visiva totale, non paragonabile come esperienza a quella del dvd, del computer o – tanto meno – del telefonino.

Il 3D, si sa, è un espediente già tentato da Hollywood negli anni ’50 con titoli come La maschera di cera e Il mostro della laguna nera: curiosamente, già allora l’esperiemnto era finalizzato a combattere la novità della tv.

Ma è fallito per gli eccessivi costi e i limiti della tecnologia dell’epoca (gli occhialini rossi e blu, che rendevano la visione molto fastidiosa). Adesso però le cose sono cambiate.

Dopo Titanic il regista canadese ha girato due documentari, Ghosts of the Abyss e Aliens of the Deep proprio nel tentativo di sperimentare e favorire l’affermazione degli strumenti di ripresa digitali: telecamere sempre più sofisticate in grado di restituire immagini più nitide, con colori più vividi rispetto alla pellicola, prove di difetti e graffi, meno “saltellanti” e più fluide nella ripresa di scene in movimento, grazie al numero maggiore di fotogrammi impressi al secondo.

E nel processo si è innamorato della tecnologia 3D: “Qualche anno fa – spiega – ho iniziato a svillupare queste telecamere 3D,e una volta che ho iniziato a lavoracrci, mi sono reso conto che non sarei mai potuto tornare a girare con le vecchie macchine da presa. È come passare dalla bicicletta all’automobile, e ora che ho l’auto non voglio tornare a pedalare. Il cinema digitale può sconfiggere la crisi, perché è quello che ci permette di girare film in tre dimensioni. Sarà la proiezione di pellicole digitali e in 3D a far smuovere la gente dai propri divani e a distrarli dai propri congegni portatili, riportandoli di nuovo in sala, il vero tempio del cinema”.

Per convincere il pubblico, americano e non, a ripopolare i cinema, Cameron ha avviato al produzione di un nuovo film, che dovrebbe uscire nel 2007 anche in versione tridimensionale (mentre un altro, realizzato con la stessa tecnologia, Avatar, è già previsto per il 2009).

“Battle Angel- racconta il regista canadese – è tratto da un manga giapponese di Yukito Kishiro, e si svolge nel XXVI secolo, 300 anni dopo il collasso tecnologico causato da una guerra di proporzioni devastanti. Il personaggio principale è una cyborg con l’aspetto da quattordicenne, che ha un cervello umano e  un corpo da robot, e viene ritrovata semidistutta in una discarica da un cyberg chirurgo che la ripara e diventa per lei una specie di padre. È una storia sulla relazione tra un padre e una figlia, ma con le scene d’azione più pazzesche che si possano immaginare”.

Un film in cui Cameron è pronto a mescolare riprese dal vivo, con attori in carne e ossa,  sofisticata computer grafica: “Alita, la protagonista – spiega il regista – sarà un personaggio digitale, anche se sarà interpretata da un’attrice”. È la tecnologia sempe più utilizzata a Hollywood – dall’imminente Monster House al prossimo film di Robert Zemeckis, Beowulf – del cosiddetto “performance capture”, che permette di utilizzare il computer per catturare movenze ed espressioni di attori veri da trasferire poi a caratteri virtuali.

Ma Cameron non è l’unico evangelista del 3D.

George Lucas, l’altro grande “movie mogul” indipendente a Hollywood, ha già annunciato che a partire dal 2007, in occasione del trentennale dall’uscita di Star Wars, tutta la sua saga stellare tornerà al cinema rimasterizzata in tre dimensioni, mentre Peter Jackson si è detto interessato a una riedizione di Il Signore degli Anelli.

Il miracolo sarà reso possibile grazie a un processo hi tech brevettato dalla società In Tree, er ibattezzato Dimensionalizzazione, che ha trovato l’appoggio incondizionato di Cameron, Lucas, e altri registi fan di tecnologia, come Zemeckis e Robert Rodriguez: “Ho visto il primo test tridimensionale eseguito su Star Wars – dice il regista di Spy Kids 3D e Sin City – e sono rimasto a bocca aperta. È come vederlo nuovo per la prima volta. La gente farà la coda per rivedere i classici presentati in una nuova versione”.

D’altronde, tutti a Hollwywood hanno capito che, come afferma il regista Christopher Nolan – per far sopravvivere l’esperienza in sala, bisogna offrire al pubblico qualcosa di meglio rispetto a quanto può godersi in salotto”.

A spiegare a L’Espresso come funziona questa rivoluzionaria trovata è Michael Kaye, presidente fondatore di In Tree: “Si tratta di una tecnologia innovativa perché permette di trasformare qualsiasi film già esistente in un’esperienza tridimensionale realistica, che tra l’altro non affatica assolutamente, come avveniva con altre metodologie, gli occhi dello spettatore. Il 3D viene ricreato al computer, e non c’è più bisogno di fare come in passato, quando si utilizzavano due macchine da presa, per riprendere le due prospettive necessarie a creare l’effetto ottico”.

Il processo, spiega Kaye, avviene in modo molto simile a quanto realizzano i tecnici degli effetti visivi: scena per scena. Il regista sceglie quali dettagli di un’inquadratura gonfiare e portare in primo piano.

“La nostra tecnologia tra l’altro – continua Kaye – si adatta perfettamente ai proiettori digitali, che lavorano a 96 fotogrammi al secondo: la velocità, quattro volte superiore a quella tradizionale, permette di mostrare al pubblico in maniera alternata, le due diverse immagini per l’occhio sinistro e destro.

Gli spettatori indossano occhiali comandati con tecnologia wireless, che oscurano alternativamente ad altissima velocità le due lenti, in modo tale che la persistenza nella retina crea l’effetto 3D. è una tecnologia che aiuterà di sicuro il rilancio del cinema, perché per molto tempo ancora gli spettatori potranno avere qualcosa del genere in casa propria.

Il 3D insomma è diventato la nuova mecca di Hollywood. La società di Beverly Hills Real D, dopo il primo esperimento di proiezione del cartoon Disney Chicken Little lo scorso novemrne, sta equipaggiando molte sale americane con il suo sistema di proiezione tridimensionale, e ora sono molti i film per i quali è prevista una versione 3D nei cinema Usa, da Monster House a Meet the Robinsons

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