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La città è in rete 24 ore su 24 senza più fili (e senza paura)
 
Da Milano a Miami si moltiplicano le reti metropolitane wireless.Una bomba a orologeria per la nostra salute? Gli esperti lo escludono: «Semmai, tenete più lontano il pc».
 
da “Magazine” del Corriere della Sera del 20 Settembre 2007
 
di Sara Gandolfi
 
Una ragnatela invisibile sulla città.
Sare­mo online, in larga banda, da qualsiasi angolo di strada, sul­la panchina del parco o in metrò, in piazza e a scuola, persi­no camminando con un palmare o un telefonino in mano, purché dotato di interfaccia WiFi che si colleghi con l'antennina fissata al più vicino palo della luce (ce ne saranno migliaia, lassù).
Le autorità potranno monitorare in diretta inquinamento e traffico, videosorvegliare edifici sensibili e aree pubbliche, gestire servizi medici e amministrativi.
E chi gira nel traffico scoprirà con un clic qual e il parcheggio libero più vicino... Un network capillare e superveloce, rigorosamente senza fili, che ci renderà wired-up, connes­si, 24 ore su 24.
Il futuro è già qui.
È lo scenario promesso dai ricercatori del Politecnico meneghino che stanno progettando Milano Wireless: 4 mila punti d'accesso (hot spot) a Internet, in banda larga ma senza fili, entro il 2009 (investi­mento stimato: 15-17 milioni di euro), che arriveranno a 14-17.000 entro il 2015, data in cui la città potrebbe ospitare l'Expo.
Il capoluogo lombardo non è il solo a voler cavalcare l'ultima rivoluzione tecnologica.
Dall'America all'Asia, si moltiplicano le megalopoli wireless: il primato, finora, è di Seul con i suoi 13.000 punti d'accesso, insi­diata dai progetti di Taipei (10.000), Hou­ston (15.000), Miami (oltre 20.000).
«È un modello di rete nuovo che suscita l'inte­resse non soltanto dei gestori di telecomu­nicazioni, duelli che offrono servizi commerciali tipo telefonia cellulare, ma anche di attori non convenzionali come le istitu­zioni che ne hanno compreso l'enorme potenziale», spiega Antonio Capone, pro­fessore di Telecomunicazioni.
«Le reti wi­reless, già impiegate per la copertura di piccoli paesi, perlopiù comunità montane dove non arriva l'Adsl, oggi si spostano verso le città, con progetti di rete munici­pale che offrono molti servizi al pubblico e all'amministrazione».
Anche in metro­poli supercablate, dove la banda larga già arriva alla maggioranza degli abitanti, co­me nella Milano ricca di fibra ottica.
La ragnatela virtuale coprirà ogni stra­da, ogni scuola, ogni edificio pubblico o privato.
La tecnologia è matura e a basso costo, ormai tutti i computer e i telefonini hanno un'interfaccia WiFi.
E la ricerca ha trovato nuove strade per estenderne il rag­gio.
Ma dall'estero riaffiora la paura verso un'innovazione che corre ve­loce, talmente veloce che si teme di non riuscire a controllarla: quali sono, per esempio, gli effetti a lungo termine sulla nostra salute di questo campo elettromagnetico, potenzialmente senza fine, in cui saremo sempre più immersi?
Il primo se­gnale d'allarme è arrivato da William Stewart, presidente dell'Agenzia per la protezione della salute in Gran Bretagna, nazione dove la rivoluzione wireless ha già raggiunto la metà delle scuole prima­rie.
Poi e stato il governo tedesco a invita­re la popolazione a usare con parsimonia i laptop senza fili: «Non possiamo esclu­dere effetti negativi», sostiene l'Ufficio federale per la difesa dalle radiazioni.
L'elettrosmog da wireless e dunque potenzialmente dannoso?
«Tecnicamen­te è assurdo: la potenza emessa da un'antennina wifi è dieci volte inferiore a quel­la prodotta da un cellulare. E non esiste alcun "effetto accumulo": il campo elet­tromagnetico diminuisce esponenzial­mente mano a mano che ci si allontana, anche di pochi metri, dalla sorgente d'e­missione», sostiene Capone.
Anche il professor Paolo Vecchia, capo della se­zione per le radiazioni non ionizzanti dell'Istituto superiore della Sanità e col­laboratore dell'Organizzazione mondia­le della Sanità, minimizza il pericolo.
«Gli interrogativi, semmai, si pongono per quelle sorgenti e modalità d'uso che comportano un utilizzo molto ravvicina­to, come i portatili appoggiati sulle gi­nocchia, i cellulari o gli auricolari senza fili, laddove le onde elettromagnetiche arrivano direttamente al corpo, in parti­colare ai genitali o al cervello. Anche in questi casi il rischio è tutt'altro che ac­certato. È da trent'anni che stiamo stu­diando i campi elettromagnetici e i loro possibili effetti sulla salute, soltanto in Europa si sono spesi 250 milioni di euro in ricerca negli ultimi dieci anni».
Risul­tato?
«Nessuna prova, nessuna evidenza scientifica di nocività, anzi al momento una grande prevalenza di dati ci induce a escludere rischi».
Per alcuni, non è ab­bastanza: paventano anzi l'incubo, negli anni a venire, di danni simili a quelli pro­vocati dal tabacco o dall'amianto, per lungo tempo negati. «Nel campo del ta­bacco c'erano evidenze scientifiche che non si volevano vedere per le fortissime pressioni esercitate dall'industria.
E an­che nel caso dell'amianto ci fu una gros­sa negligenza scientifica, pochissimi stu­di.
Qui il problema, per quanto parados­sale, e inverso. Di studi epidemiologici ce ne sono fin troppi e a volte escono dati allarmistici che non trovano riscontro su larga scala, per esempio, ha fatto molto rumore uno studio svedese che riporta­va un aumento di tumori del nervo acu­stico, risultato non rilevato in altri Paesi: quando sono stati assemblati tutti i dati, l'effetto è scomparso statisticamente».
Di fronte a risultati non risolutivi, e comunque ancora di breve periodo, gli esperti suggeriscono regole di buon sen­so, come limitare l'uso del cellulare alle chiamate necessarie, non utilizzare il computer sulle ginocchia, sconnettere il collegamento wireless quando non si uti­lizza.
«Insomma, evitare esposizioni in­debite», sostiene l'esperto che smonta però un grosso equivoco: «L'allarme è nato da studi epidemiologici condotti sull'elettrosmog causato dalle linee ad alta tensione, che nulla hanno a che ve­dere con la telefonia cellulare o il WiFi.
 Alcune ricerche hanno riscontrato che i bambini che vivono vicino a tali linee hanno un maggior rischio di leucemia infantile, ma e un dato che non può essere esteso alle telecomunicazioni, dal momento che la frequenza utilizzata è diffe­rente: l'alta tensione della corrente elet­trica è costituita da cariche che oscillano a 50 volte al secondo, 50 hertz; i cellulari funzionano a 900-1800 megahertz.
È evi­dente che la risposta del nostro sistema biologico non può essere la stessa».
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