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I capolavori-fantasma che nessuno leggerà mai
di Antonio Monda

“Viviamo in un momento storico nel quale vengono conservati gli episodi mai trasmessi di America idol, ed è deprimente riflettere sul fatto che siano andate smarrite almeno la metà delle più grandi opere di prosa e poesia mai realizzate”.
Scrive così nella sua introduzione Start Kelly, un critico letterario scozzese che ha dato alle stampe una deliziosa antologia delle grandi opere letterarie scomparse, che ha per titolo Il libro dei libri perduti, e per sottotitolo Una storia incompleta di tutti i grandi libri che non leggerete mai. Kelly ha scoperto di provare una passione irrefrenabile per questo tesori scomparsi quando realizzò a quindici anni che non esisteva nessuna traccia delle opere di Agatone, citate da Platone nel Simposio, e sin da allora cominciò a ricostruire la storia di capolavori annunciati e mai realizzati, progetti abortiti per volere dei rispettivi autori, e opere smarrite per incuria, ripensamenti o casi fortuiti.
La lunga lista dei testi scomparsi accompagna il lettore in un universo coerente quanto inesistente, degno di Borges, e consente di costruire un’affascinante storia parallela della letteratura. Nel capitolo dedicato a Omero si parla ad esempio del Margites, che aveva per protagonista uno sciocco.
Si tratta di un personaggio mitico di cui scrisse anche Aristotele, ma le informazioni relative alla versione omerica sono affidate all’unico frammento che è arrivato sino a noi dell’Alcibiade di Platone, che descrive il personaggio come “un uomo che sa molte cose, ma tutte male”. Kelly si dilunga sulle ipotesi a proposito dell’identità di Omero, ricordando il testo del 1987 di Samuel Butler, dal titolo l’autrice dell’Odissea, nel quale si congettura che il poeta cieco potesse essere una donna.
Le indagini sugli autori del passato portano il ricercatore a una reazione di malinconico sconcerto di fronte al fatto che delle ottanta tragedie di Eschilo ne sono state tramandate soltanto sette.
Analogo il numero di testi sopravvissuti di Sofocle rispetto ai centoventi prodotti, mentre le diciotto tragedie di Euripide che conosciamo, a volte in forma incompleta, rappresentano solo la parte minore di un’opera che complessiva valutata per difetto in novanta testi.
A volte le ricerche offrono sorprese che portano ad atteggiamenti critici revisionisti: per molti secoli l’opera teatrale di Menandro ha avuto una reputazione eccellente, e nell’antichità il suo nome fu considerato sinonimo di finezza psicologica e rivoluzionario realismo. Giulio Cesare arrivò a dichiarare che Terenzio non aveva neanche la metà del suo talento, e Aristofane di Bisanzio, che lo riteneva secondo solo ad Omero, scrisse a proposito del realismo delle sue commedie: “O Menandro! O Vita! Quale di voi imita l’altra?”.
Quest’aura mitica rimase intatta fino al 1905, quando degli scavi merceologici portarono alla luce frammenti di cinque commedie, fra cui la Donna Di Samo e Diskolos.
La scoperta fu celebrata con grande entusiasmo, ma la laboriosa ricomposizione dei frammenti rivelò un autore molto meno interessante di quello che lasciavano presagire gli attestati di stima del passato: sia G.S. Kirk che Crhistopher Fry parlarono di “testi esili e imprevedibili”, e gran parte della critica cominciò a parlare di un autore legato a codici estetici e morali dei suoi tempi. In altre parole, “datato”.
Questo episodio di revisionismo suggerisce che alcuni autori dei quali ricordiamo solo un antico giudizio di mediocrità potrebbero ave rscritto opere apprezzabili dal gusto contemporaneo.
È il caso ad esempio del poeta cinquecentesco Camillo Duerno, che venne a Roma dalla nativa Puglia per recitare davanti a Papa leone X il suo poema Alexias.
Ai giorni nostri non è rimasto nulla dei ventimila versi composti per quell’occasione, ma sappiamo che non furono particolarmente apprezzati, e che Alexander Pope citò Duerno come esempio di poeta mediocre.
Sono moltissimi i libri scomparsi che appaiono estremamente evocativi.
Tra questo un testo di riflessioni sulla musica di Confucio, un seguito dell’Odissea scritto da Eugammone di Cirene, e la Vita di celebri prostitute di Svetonio. E insieme ai titoli avvolti da un’alone di mistero (Love Labour’s Won è un seguito delle Pene d’amor perdute o un titolo che Shakespeare aveva in mente per La bisbetica domata?) risultano altrettanto affascinanti i libri che non vennero mai realizzati (le saghe su re Artù su cui lavorarono sia Dryden che Milton, e il progetto di un libro a quattro mani scritto da Hawtorne e Melville) o mai completati, come Il viaggio sentimentale attraverso l’Italia e la Francia di Lawrence Sterne .
Gli amanti di Jane Austen hanno sempre rifiutato le cinque differenti conclusioni apocrife di Sanditon e lamentano il fatto che la scrittrice non sia riuscita a scrivere The magnificent adventures and intriguing romances of the houses of Saxe Cobourg.
Suscita invece un senso di frustrazione la lista di testi mandati al macero per volontà dell’autore (la seconda parte delle Anime morte di Gogol, distrutta quando lo scrittore russo si convinse che la letteratura era una forma di paganesimo), e degli incidenti che hanno portato alla scomparsa di possibili capolavori: è il caso di un gran numero di scritti giovanili di Hemingway, smarriti in seguito a un furto, e della prima stesura di Ultramarine di Malcom Lowry, il cui manoscritto venne rubato dalla macchina del suo editore.
Alcuni ragazzi di strada di Algeri trafugarono molte pagine del Pasto nudo di Burroughs, mentre appare grottesca la vicenda di Dylan Thomas che smarrì ripetutamente Under Milk Wood e dimenticò persino il nome dell’albergo nel quale aveva dimenticato l’unica copia del manoscritto. Dickens offrì di rivelare alla regina Vittoria il finale del mistero di Edwin Drood, ma lei fece sapere di essere impegnata in affari più importanti e lo scrittore decise di non scrivere la seconda parte del libro, tenendo per sé la soluzione della vicenda.
Ancora più incredibile la storia delle memorie di Byron, che dopo la sua morte vennero date alle fiamme dall’editore, convinto che si trattasse di materiale di “letteratura da bordello” e che, a detta di un critico, avrebbe “condannato l’autore a una infamia eterna”. È avvolto nel mistero Literature and Export trade di T.S.Eliot. Il poeta lo aveva citato come un testo pubblicato quando fece una domanda d’ammissione ad Harvard, ma nel 1936 scrisse al suo biografo che non ne ricordava nulla, e che forse si trattava di un titolo inventato per arricchire il curriculum.



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