torna alla home


formazione link editoriale iscriviti alla newsletter Concorsi eventi le novità contattaci! I servizi offerti da Studio Stylos chi siamo interviste recensioni letterature

Un giovane scrittore manda come autografi i capitoli dell’autrice inglese a 18 editori che li rifiutano

La Beffa di Jane Austen

I brani spediti appartenevano a tre capolavori: uniche cose cambiate i nomi e i titoli, ma solo un agente ha riconosciuto i testi

di Pico Floridi

da La Repubblica del 20 luglio 2007

 
Ci sono eserciti di impostori nel campo della letteratura. Ci so­no sempre stati. 
Alcuni di loro sono anche spiritosi, anche se il loro intento non è mai tale. 
Tutt'al più vo­gliono provocare, non divertire. L'impulso in genere non viene loro dalla voglia di intrattenere il pubbli­co, ma dall'insuccesso. 
Se sono ab­bastanza fantasiosi, riescono però a raggiungere una certa notorietà e ad avere il loro nome sui giornali. L'ulti­mo a riuscire in un colpo del genere è stato un aspirante autore quaranta­treenne che ha tentato invano di far leggere agli editori inglesi il mano­scritto del suo romanzo, intitolato Freedom's Tempie.

Le lettere di rifiuto si moltiplicava­no, rinforzando in lui il sospetto che nessuno nelle case editrici avesse la capacità di valutare le sue pagine. 
La sua subdola sfida è stata di spedire, falsificandoli come suoi manoscritti, i primi capitoli di tre capolavori di Ja­ne Austen: Orgoglio e Pregiudizio, L'abbazia diNorthanger e Persuasio­ne. 
Li ha riscritti al computer cam­biando solamente titoli, nomi dei protagonisti e, con un'ulteriore pro­vocazione all'establishment lettera­rio inglese, il nome dell'autrice. 
I ca­pitoli sono infatti arrivati a firma di Alison Laydee, parodia del primo pseudonimo di Jane Austen, che evoca nella pronuncia- se non nell'ortografia- quell' "A Lady" dietro il quale si celava la scrittrice.

Dietro a A. Laydee si celava invece David Lassman, direttore del Jane Austen Festival di Bath, che si è diver­tito anche a dare a Orgoglio e Pregiu­dizio il titolo che l'autrice aveva scel­to inizialmente per il romanzo First Impressions e a mettere come indi­rizzo del mittente quello del Jane Au­sten Centre di Bath. 
Si potrebbe pensare che nessun edi­tor attento sarebbe potuto cadere in una trappola del genere per più di cinque mi­nuti. 
Bene o male si trovava a leggere le parole dell'autrice in assoluto più amata dagli inglesi, i cui ti­toli sono da sempre in vetta alle classifi­che dei romanzi pre­diletti dal pubblico e dalla critica letteraria anglosassone. 
Lassman li ha inviati a diciotto edito­ri e agenti. 
Bloomsbury, Random House, Harper Collins, Hodder & Stoughton hanno rifiutato il mano­scritto con una lettera standard. 
Ch­ristopher Little, l'agenzia letteraria di JK Rowling, altra scrittrice a lungo ri­fiutata, ha risposto che non credeva abbastanza nel materiale fornito per poterlo proporre a un editore.

Ironicamente la Penguin, che pub­blica Orgoglio e Pregiudizio ha rispo­sto che First Impressions «sembra una lettura originale e interessante», senza per questo sollecitare il resto dei capitoli. 
Davvero una "prima im­pressione" sconveniente. 
Un solo editor fa bella figura, e anzi si può dre che esca eroicamente dalla prova. Si tratta di Alex Bowler di Jonathan Cape che ha risposto testualmente: «Le suggerisco di aprire la sua copia di Orgoglio e Pregiudizio che imma­gino sia in prossimità della sua mac­china da scrivere e di assicurarsi che le sue pagine iniziali non imitino troppo fortemente il libro. Dopo tut­to esiste il plagio e mi spiacerebbe che lei avesse qualche problema con la proprietà lettera­ria di Jane Austen».

Quella di David Lassman è stata una provocazione. Ma di veri plagi e di falsi è piena la letteratura. 
Un altro caso recente è quello di John Howard, autore in­glese che, dopo aver autopubblicato il suo romanzo per bambini, si è divertito a collezionare serissime lettere di rifiuto al manuale di istruzioni della sua lavatrice che aveva significativa­mente intitolato The Tin Drum, Il tamburo di latta. 
Anni fa, il Guardian aveva stilato la classifica dei dieci fal­si letterari più celebri. 
Al primo posto la Donazione di Costantino, l'apo­crifo più famoso nella storia della Chiesa, che ha legittimato per secoli il potere temporale e universale dei papi.

Nella storia contemporanea i più discussi sono stati i diari di Hitler, ai quali in Italia rispondono con im­pressionante regolarità i diari di Mussolini. 
Ogni paese ha i suoi: fra quelli universali vi sono le raccolte di poesie   "medievali",  da  Ossian  a Chatterton che indicano una predi­lezione settecentesca per la falsifica­zione, le cui maggiori vittime sono state Shakespeare e Racine. 
Fra i più fantasiosi del nostro tempo ci sono la falsa biografia di Clifford Irving su Howard Hughes, le memorie sul leg­gendario atterraggio degli alieni a Roswell del Colonnello Philip Corso. 
I siti accademici americani sono ricchi di saggi sulla differenza fra i falsi, i plagi e l'uso legittimo e creativo delle fonti. 
Ogni autore di bestseller è stato accusato di plagio da qualche collega sconosciuto e invidioso del suo successo. Esistono interi decalo­ghi su come fare a evitare il plagio, trappola aperta anche per chi è in buona fede. 
Sono letture noiosissi­me. 
Molto meglio gli scherzi acidi de­gli scrittori frustrati, specialmente quando riescono così bene.

 

servizi editoriali agenzia letteraria