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Smettere di fumare è facile.
Un besteller spiega come

Con più di otto milioni di copie vendute nel mondo, 200mila in Italia, il libro di Allen Carr promette di liberare dalla dipendenza senza terapie, cerotti o aghi. Il segreto? Una lunga confessione che sembra un mantra

 

di Alice Andreoli 
da Il Venerdì di Repubblica del 20 luglio 2007
 


Come liberarsi da una bionda? Fumando.

Pri­ma regola del bestseller di Alien Carr È facile smette­re di fumare, se sai come farlo (8,5 milioni di copie vendu­te nel mondo, 200 mila solo in Italia, dove è giunto alla 17a edizione e compare nelle classifiche da mesi) è pro­prio questa: durante la tera­pia è essenziale fumare.

Per­ché è proprio con la sigaret­ta accesa tra le mani, assicu­ra l'autore, che a un certo punto si capisce di non pro­vare più piacere a farlo. Per l'ex commercialista inglese, a sua volta passato in un giorno da cento sigarette a zero, è stato così.

Mai più accesa una.

Niente gomme da masticare, cerotti, soste­gno psicologico, serve solo lo stato d'animo giusto. 
Lo stesso che, col suo libro con­fessione-tera­pia dal ritmo ipnotico, a quanto pare sta infondendo in milioni di persone.

«Abbiamo calcolato che dieci milioni di fumatori abbiano smesso con questo metodo» spiega la traduttrice ed edi­trice Francesca Cesati. «Easyway (questo il nome) vie­ne applicato anche in corsi di una giornata, con la pro­messa del "soddisfatti o rim­borsati". La percentuale dei rimborsi si aggira sul 5-7 per cento».

Dunque, un ottimo risultato.

Per trovare un cen­tro vicino a casa basta andare su www.easywayitalia.com.

Ma in tanti preferiscono il fai-da-te del libro.

Non aspettatevi però un manuale con consigli pratici. 
Carr punta soprattutto a sfatare un convin­cimento dei fu­matori e cioè che la vita senza una bionda non sarà mai davvero piace­vole.

Per questo nel libro ri­pete, allo sfinimento, quasi come un mantra, alcuni con­cetti: il fumo non rilassa né concentra, e in fondo nep­pure ci piace, perché chi può negare che quando ci siamo accesi la prima siga­retta c'è sembrata orribile? 
Andare a quel momento e fissarselo bene in testa è uno dei punti chiave. 
Nessuno smette solo pensando alla sa­lute. «Tutti hanno uno zio Giovanni che è campato fi­no a 91 anni fumando quaranta sigarette al giorno».

Dunque nessuna crociata salutistica: quelle le fanno medici e politici e hanno prodotto una riprovazione sociale nei confronti dei fu­matori che, secondo Carr, può anch'essa avere effetti dissuasori.

Però l'autore pre­ferisce una personalissima crociata culturale.

Dopo aver ricordato che fumare non è un piacere, passa a smantellare il profondo re­taggio culturale che, contro ogni logica, spinge a fumare ben sapendo che gli svantag­gi superano senza misura i presunti vantaggi.

L'immagi­nario collettivo, infatti, è as­suefatto a modelli invecchia­ti ma duri a morire. 
Se du­rante la guerra ai soldati non si facevano mancare sigarette, credendo che infondesse­ro coraggio, si riesce forse a figurarsi l'addio di Humphrey Bogart a Ingrid Bergman in Casablanca senza le volute di fumo?

Ecco, Carr invita a bruciare questi miti insieme all'ultima sigaretta.

E la dipendenza fisica?

È l'ul­timo dei problemi. Affrontare l'astinenza è facile.

Se infatti quella culturale è un grande mostro, quella da nicotina è solo «un mostriciattolo», che si rivela famelico i primi cin­que giorni, ma che alla terza settimana è già stecchito.

Purtroppo Carr è morto di cancro ai polmoni un anno fa, a 72 anni.

Aveva smesso da più di venti, ma purtrop­po ha respirato moltissimo fumo passivo nel corso di tante sedute di Easyway.   

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