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Com’è reale il geovirtuale
Dopo Second Life arriveranno le ricostruzioni perfette e tridimensionali del mondo vero. 
Da esplorare col pc

di Federico Ferrazza

da L'Espresso del 19 luglio 2007
 
Pasadena, 19 luglio 2010. Marion è una studentessa del California Institute of Technology con un sogno nel cassetto: visitare il Taj Mahal, il mausoleo di Agra (India) fatto costruire nel 1632 dall'imperatore Moghul Shah Jahan in memoria della moglie.
Ma le im­pegnative lezioni e una scarsa disponibi­lità economica hanno da sempre riman­dato il viaggio più desiderato. 
Fino a quando Marion scopre un software se­gnalatole da un amico: un mix fra Goo­gle Earth e Second Life che la porta vir­tualmente a visitare la celebre costruzio­ne.
Così, la studentessa può entrare nel Taj Mahal, osservare i video professiona­li del "National Geographic" (o quelli dei turisti che lo hanno visitato), scoprire la storia nei dettagli grazie a un collegamen­to diretto a Wikipedia e ad altri testi in di­gitale "caricati" accanto alle immagini (satellitari e non) del Taj Mahal.
Insomma, una sorta di Internet in tre di­mensioni.
Che non permette solo di vede­re i luoghi grazie a immagini satellitari (co­me avviene oggi con servizi come Google Earth, Microsoft Virtual Earth o il softwa­re open source della Nasa World Wind ) ma anche di "navigarli".
Lo scenario appena descritto non è però fantascienza. 
Già og­gi sono infatti diversi gli esperimenti in questa direzione.
Flickr, per esempio, uno dei più popolari siti per la condivisione di immagini e di proprietà di Yahoo, non solo consente di caricare le proprie foto, ma anche di dare loro un luogo.
In questo mo­do ogni utente può vedere immediatamen­te dove si trova il soggetto fotografato. Un'esperienza simile a quella di Platial, si­to che offre la possibilità di creare mappe tematiche (delle centrali nucleari, degli sta­di di calcio, dei musei con le opere di Picas­so e così via).
C'è poi MyMaps, lo stru­mento di Google che permette agli utenti di creare delle proprie mappe, semplice­mente puntando il cursore e facendo clic sulla cartina: è possibile aggiungere foto, testi o video presi da YouTube all'interno della propria mappa personalizzata e con­dividerla con altri utenti che cercano infor­mazioni su Google Maps.
Lo statunitense Holocaust Memorial Museum, attraverso Google Earth, ha per esempio mappato tutti i villaggi dove si sta consumando il ge­nocidio del Darfur, arricchendo le foto sa­tellitari con immagini e testi.
Come l’ha definita Di-Ann Eisnor, nume­ro uno di Platial siamo quindi nell'era del­la "neogeografia": «Mappe digitali nelle quali è possibile linkare ogni genere di an­notazione, fotografia, video, informazio­ne e che trasformano la vecchia cartina geografica in un substrato fortemente ca­rico di conoscenza ed emozioni». Uno sce­nario in linea con ciò che pensa uno dei grandi player di questo mercato: Google, appunto.
«Stiamo lavorando per incorag­giare la comunità di utenti di Google Earth e Google Maps nel mondo. Crediamo che solamente grazie al loro contributo sare­mo in grado di realizzare una mappa del mondo ancora più utile e comprensiva», spiega a "L'espresso" John Hanke, re­sponsabile a livello internazionale per Google Maps e Google Earth: «Tra i no­stri strumenti c'è infatti SketchUp, una tec­nologia estremamente semplice da usare che permette di creare modelli 3D, consen­tendo così agli utenti di contribuire alle no­stre piattaforme geografiche attraverso la realizzazione di edifici in 3D da condivide­re su Google Earth. Stiamo quindi lavo­rando per creare un atlante del mondo in 3D, fatto direttamente dagli utenti attraverso 1’uso di sem­plici strumenti che mettiamo a loro di­sposizione per contri­buire alla definizione delle nostre mappe».
L'atlante di cui parla Hanke è infatti un progetto che si basa sulla collaborazione degli internauti, una piattaforma aperta per la visualizzazione, lo scambio e la ricerca di informazioni di tipo geografico. 
L'idea è quella di renderlo disponibile sempre e ovunque sia
necessa­rio agli utenti, online, attraverso strumen­ti di telefonia mobile o in auto. Consenti­rà non solo la ricerca ma anche di scopri­re informazioni estremamente utili e inte­ressanti: l'obiettivo è realizzare una versio­ne 3D completa di Google Earth così che gli utenti possano raccogliere informazio­ni su tutti i posti che desiderano, vicini o lontani che siano.
«Non stiamo però cre­ando un mondo fantastico di avatar », con­tinua Hanke.
L'allusione è a Second Life e alle voci sempre più insistenti di una inva­sione di campo di Google Earth nella crea­tura nata dalla Linden Lab (e viceversa).
Cosa succederebbe infatti se questi due universi si unissero?
Da una parte c'è un mondo virtuale e tridimensionale che ha visto gli abitanti della sua comunità cresce­re dai 500 utenti registrati nel 2003 agli at­tuali sette milioni circa, con 30-40 mila re­sidenti on line presenti in ogni momento della giornata (la sua estensione geografi­ca, invece, è incrementata da uno a 600 chilometri quadrati, articolati lungo tre mini-continenti).
Dall'altro un soft­ware - Google Earth - scaricato 250 mi­lioni di volte in appe­na due anni di vita.
Gli scenari di una convergenza sareb­bero molteplici. Pri­ma di arrivarci, pe­rò, occorre che due mondi simili si incontrino.
“Technology Review", la rivista del Massachusetts Institute of Technology ha proposto due strade. Un primo passo, relativamente semplice, si basa sull'integrazione degli avatar e degli strumenti di controllo di Second Life all'interno dell'ambiente di Google Earth. Consentendo, così, agli utenti di camminare, volare e nuotare al­l'interno dei paesaggi creati da Google Earth ed esplorare in 3D, per esempio, i più importanti edifici del mondo.
Il secondo percorso parte invece da un'espansione della superficie di Second Life, modellando il nuovo territorio sul mondo reale e usan­do gli stessi dati topografici e le immagini satellitari sfruttati da Google. La parte esi­stente di Second Life potrebbe rimanere, magari come un immaginario arcipelago nel Pacifico. 
Questo secondo processo ri­serva maggiori difficoltà di natura tecnica rispetto al primo, visto che Linden Lab dovrebbe aumentare (e non di poco) la po­tenza delle proprie infrastrutture.
Qualunque sia la strategia aziendale dei due colossi, sembra comunque inevitabi­le che questi due mondi - quello delle map­pe digitali e quello degli avatar - siano destinati a incontrarsi.
«Entro 10 o 20 an­ni», scrive "Technology Review", «po­trebbe nascere qualcosa di molto simile al Metaverso, descritto da Neil Stephenson nel romanzo "Snow Crash" del 1992», un classico della letteratura cyberpunk.
Il Metaverso era una città virtuale dalla di­mensione di un pianeta, abitata da 120 milioni di avatar.
Il mondo in 3D realizza­to con Second Life richiamerebbe, la visio­ne prospettata da Stephenson, ma andreb­be anche assai oltre: avrebbe lo stesso aspetto della realtà terrestre e funzione­rebbe come piazza virtuale e porta d'ac­cesso per ogni tipo di informazioni. 
Sareb­be anche accessibile sia attraverso le mo­dalità immersive della realtà virtuale sia attraverso lo "spioncino" dello schermo di un cellulare.
In questo modo un ava­tar potrà passeggiare tra le strade di Manhattan, assistere a un'opera all'in­terno della riproduzione della Scala o esplorare la savana insieme ad altri ava­tar. Le Maldive saranno esplorabili dal divano di casa propria, così come gli sca­vi di Pompei o il Louvre. Esperienze vir­tuali perfette, rappresentazioni identiche in tutto e per tutto alla realtà diretta, lon­tane anni luce dalla irreale grafica tridi­mensionale di adesso. In uno scenario del genere, quindi, la linea di separazione fra realtà e mondo virtua­le sarà sempre più sottile.
«Ambiti del Me­taverso saranno strettamente ancorati al­la realtà del pianeta e riguarderanno atti­vità reali», sostiene David Rolston, Ceo di Forterra Systems, azienda specializzata in software di realtà virtuale: «La gente si muoverà senza soluzioni di continuità tra rappresentazioni del mondo vero e rap­presentazioni di mondi fantastici, e si sen­tirà a proprio agio in entrambe».
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