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martedì, 13 marzo 2007
MOMENTI D'ANIMA

 

Tiziano Terzani

Invece la prima notte in quel villaggio in India - cullato dal mormorio delle voci, gli occhi pieni di stelle - quando il padre di un altro uomo mi posò una ruvida e callosa mano da contadino su una spalla, compresi ciò che avevo fatto e ciò che ero diventato, fui consapevole della pena e dello spreco, lo stupido, imperdonabile spreco della mia vita. Mi si spezzò il cuore per la vergogna e il dolore. Seppi quanta sofferenza era in me e quanto poco amore. Alla fine seppi quanto ero solo.

Ma non potevo reagiore. La mia cultura mi aveva insegnato bene le cose sbagliate. Perciò rimasi immobile, senza la minima reazione. Ma l'anima non ha cultura, non ha nazione. L'anima non ha colore, accento, stile di vita. L'anima è per sempre. L'anima è una. E quando il cuore prova un momento di verità e dolore, l'anima non sa restare immobile.

Strinsi i denti sotto le stelle. Chiusi gli occhi. Mi abbandonai al sonno. Uno dei motivi per cui abbiamo un terrIbile bisogno d'amore, e lo cerchiamo disperatamente, è perché l'amore è l'unica cura per la solituduine, la vergogna e la sofferenza, Ma alcuni sentimenti si nascondono così profondamente nel cuore che solo la solitudine può aiutarti a ritrovarli. Alcune verità sono così dolorose che solo la vergogna può aiutarti a sopportarle. E alcune circostanze sono così tristi che solo la tua anima può riuscire a urlare di dolore.

(Gregory David Roberts, Shantaram)

Shantaram è la storia di un cambiamento, di un'urgenza dell'anima che dopo una vita di fuga trova senso e riconciliazione nell'umanità dolente, misteriosa e ricca di contraddizioni di un'India avara di regali a chi non sia disposto "a lasciarsi vincere" per penetrarne i segreti.

Non è l'India dei turisti, dunque.

Quegli stessi turisti criticati da Terzani, un altro grande viaggiatore nei mutamenti, uno spostatore di confini, sempre alla ricerca di quel luogo profondo in cui l'essere ritrova la sua identità: "Perchè in Asia, quando un vecchio si vede puntare addosso una macchina fotografica, si volta, resiste, cerca di nascondersi, si copre la faccia? Lo fa perché pensa che quella macchina gli porti via qualcosa di suo, qualcosa di prezioso che non può ritrovare. E non ha forse ragione? Non è anche nell'usura di decine di migliaia di foto, scattate da turisti distratti, che le nostre chiese hanno perso la loro sacralità, che i nostri monumenti hanno perso la loro patina di grandezza"?

A proposito di Terzani, trasformato suo malgrado in un'icona dalla quale sarebbe volentieri sceso, se la stessa riflessione sulle foto che corrompono "l'anima" delle chiese fosse stata fatta magari da un altro, la parte laica della società avrebbe gridato allo scandalo.

Non vado in chiesa, non sono cattolica (semmai mi affascina il protocristianesimo), però non riesco a non pensare che in quel caso si sarebbero infiammate le proteste di chi avrebbe reagito additando il malcapitato come un nocivo conservatore, un reazionario, un nemico del progresso.

Un piccolo, amletico pensierino in calce a un post "buono" ma non "buonista".

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