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venerdì, 12 gennaio 2007
TU BLOGGER, IO JANE...

 

Sì, per il Time il personaggio dell'anno sei tu. Proprio tu. Dico a te.

E sono io. Insomma siamo tutti "noi", cioè gli abitanti della blogosfera planetaria.

Gli smanettatori di Internet, i drogati da blog, i registi di You Tube, i giornalisti dei podcast, gli opinionisti dei forum...

Certamente una virata interessante, quella della celebre rivista inglese che ogni anno sforna una importante copertina "dedicata a".

Insomma, il 2006 si è chiuso con la celebrazione del web come protagonista.

Sicuramente i dati sul fatturato pubblicitario del 2005-2006 sono più che incoraggianti (internet batte tv 1 a 0), certamente l'era definita Web 2.0, cioè il secondo ciclo di internet, offre un rilancio e un nuovo atteggiamento che sembra aprire orizzonti molto più vasti di quelli annusati nel "Vecchio Testamento" della rete.

Però...

Però qualcosa non fila. Forse.

Questa copertina è troppo gonfiata, troppo enfatica. Sembra un po' la  vecchia locandina con lo zio Sam che tutto felice riciclava i soldati  (I want you for the Us army), appesa con disinvoltura nelle case di tanti americani.

O, peggio ancora, il click meccanico dell'occhio del  Grande Fratello (quello orwelliano, non la stronzata tv con cui si sbronza la gente).

Ci spieghiamo meglio.

Benissimo per l'importanza riconosciuta al mondo del web, innegabile e benvenuta, perché no? Altrimenti chiuderemmo subito anche la casa del Mulino per costruirne una di mattoni oppure, visti i tempi che circolano, di fango e paglia.

Se siamo qui è perché ci crediamo, nel web. E lo usiamo. Moltissimo.

Però questi eccessi lasciano sempre una perplessità di fondo. "You control the information Age".

Beh, sì. Ma è vero e non vero.

Internet è una smisurata, iperbolica  cassa di risonanza: se dico una boiata vengo screditato immediatamente, messo in una pubblica gogna che in pochi secondi fa il giro del mondo, espondendomi, nudo come un verme, alla vergogna.

Sì, verissimo.

I blogger crescono nella blogosfera, contribuiscono anche all'informazione e la influenzano (come nel caso del fotografo  licenziato da una famosa agenzia perché un blogger americano riconobbe che aveva "truccato" una foto).

Verissimo, anche questo.

Tuttavia ci riserviamo il diritto allo scetticismo sull'annunciato controllo dell'informazione.

O meglio, ci poniamo il dubbio sull'altro risvolto della medaglia, quello che rende amletico questo Mulino...

Siamo davvero sicuri che ubriacando i navigatori con il "potere" della scrittura e del commento raggiungiamo il controllo dell'informazione?

Ogni volta che una massa è stata convinta di avere qualche potere è stata puntualmente fregata. Basta guardare quello che è successo con il comunismo.

O con le rivoluzioni in cui, alla fine, a condurre sono sempre stati i borghesi, malgrado si sventolasse ogni volta una qualche bandiera proletaria issata dalla coscienza di classe (a partire dalla Rivoluzione Francese).

C'era un volta un tizio, chiamato Pasolini, che lo aveva capito. E che ci manca tanto, davvero tanto.

Ma torniamo alla democrazia proletaria del web.

Ah già, qui siamo liberi, qui non c'è dittatura né verticalità.

Domanda: sicuri?

Perché  almeno  uno scampolo di dubbio (microscopico, infinitesimale) dovremmo riservarcelo, no?

Così, fosse anche solo per centrifugare un poco il cervello.

Insomma, andiamo, credere davvero che il web sia solo la Terra promessa, Lamerica delle libertà senza poteri è vagamente fanciullesco.

Come ogni altra realtà, invece, miscela delizie e schifezze.

Però l'uomo di internet non è l'Uomo Nuovo, per dirla in breve. Per quello ci vuole più impegno.

Rimaniamo felicissimi dell'uso del web (tanto che chi scrive lo ha integrato nella sua professione facendone una componente essenziale), solo vorremmo che non ci scambiasse, il Time, per farlocconi.

Magari bastava solo l'immagine dello schermo insieme alla prima e all'ultima frase.

E' che quell' "You control the information age" risulta davvero antipatico. Posticcio.

Perché chissà, magari ci viene sempre in mente che "la migliore invenzione del demonio è quella di aver fatto credere che non esiste".

A volte capita infatti di sventare  facilmente i dilemmi tacciandoli di falsi allarmismi, complottismi, sofisticazioni mentali da criminologia.

E così, invece, noi dubitiamo delle maiuscole, dei grassetti e degli esclamativi.

Preferiamo il vecchio, inquieto punto interrogativo.

Io Cita?

Va bene lo stesso...

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