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LUNEDI 7 AGOSTO 2006
 

 

                             Scontri quotidiani di in-civiltà

Non credo riusciremo mai a eliminare la guerra. Da quella che  combattono popoli e nazioni  a quella quotidiana, molto più subdola perché senza tregue...Quest'ultima non fa morti, è vero, ma mostra  a tutti noi - esseri inamidati, civilizzati, ripuliti, soli che ascendono ogni mattina chiudendo la porta di casa, infilandosi nel  traffico delle auto per scomparire nell'oceano di catrame delle nostre città - quanto siamo meschini, piccini e poveracci. Una guerra, ogni giorno. Io contro tutti.  Tutti contro me. Esco di casa, e se per caso scordo le chiavi infilate nella toppa quando rientro trovo un ambiente minimalista, letto divano poltrona, e forse anche i gatti scuoiati e una pellicetta nuova al mercato (ricordate, qualche anno fa, questo simpatico business?). Prendo il motorino. Sì, lo ammetto, faccio parte del clan dei Centauri, quelli che combattono contro Madre Automobile. Due tribù che si fronteggiano ogni mattina, sbuffando ai semafori, lanciando minacciosi segnali di fumo, sparandosi sgommate e inseguimenti all'ultimo clacson. Indiani e cow-boy metropolitani che, ovviamente, non sono compatti ma a loro volta combattono le loro intensissime guerre interne. Io Scarabeo tu Honda 150. Augh. Non mi piace tua tribù. Non mi piace tua faccia. Grande Nonno mi insegnava il proverbio  indiano "Non pestare il culo alla cicala". E io appunto sono Grande Cicala Motorizzata, e tu vuoi superarmi zigzagando fra le macchine ferme al semaforo per piazzarti DAVANTI  a Me. Già, è ridicolo, ogni  giorno, vedere tutti i Centauri che  invece di fare la fila, fermi dietro le auto, corrono veloci come ambulanze per conquistare il famoso primo posto davanti al semaforo. Ma perché, il semaforo ci consegna forse una medaglia al valore? Dico "ci" perchè lo faccio anch'io, brava cogliona, e mentre lo faccio mi rendo conto di quanto sono ridicola. Brum Brum. Vom Voooom. Eccoci lì, la tribù dei Centauri in prima fila e dietro le macchine, che forse giustamente ci odiano perché non è bello, diciamolo, vedere questa prateria di motorini che ti snobba e si dispone davanti, di fianco e anche sopra, se potesse, alla bella auto che stai guidando. Infatti il popolo di Madre Automobile guarda sempre in cagnesco i Centauri che ai semafori gli "scureggiano" (scusate il linguaggio prosaico ma è un "verismo" pasoliniano) in faccia i loro gas bellicosi esibendo le forme dei loro motori colorati, laccati, adesivati. Ma non è solo questione di semaforo, ahimé. La guerra del motore dura tutto il giorno, tutti i santi giorni. Un attimo di distrazione e paff, non ci sei più. Macchina contro macchina contro motorino contro pedone. Ah i pedoni. Quando attraversano si imbottiscono degli sguardi d'odio di chi hanno obbligato a fermarsi. Mm, pedone contro automobile, qui è meglio far vincere la seconda. Una volta ho indicato con una certa veemenza l'esistenza di quella zebra di città che viene continuamente snobbata all'automobile, e passo fermando l'ennesima auto che non si voleva invece fermare, e mentre passo sulle mie brave strisce quello accelera e mi liscia il vestito.  Vista da un elicottero o, se vogliamo essere più romantici, da uno di quegli angeli del cielo sopra Berlino che siedono appesi sopra i nostri palazzi, la città brulica di lamiere incazzate, che  viaggiano  in tutte le direzioni trasportando le insofferenze personali di ogni membro della tribù, pronte a scatenarsi alla prima occasione. Io contro tutti. Tutti contro me.  Ah com'è lontano quell' "Uno per tutti, tutti per uno". Altro che moschettieri, siamo mosche infilzate allo spiedo, costrette ogni mattina ad arrostirci sulle strade piccole o grandi delle nostre città. Il motto è "Tutti e tutto per me". La guerra su strada va in trasferta e si sposta in ufficio, dove se ti va bene passi indenne fra mobbing e sgomitate per le promozioni. Mamma mia che risate, l'american style delle "risorse umane" che da una parte fa credere a queste "risorse" di essere importanti premiandole con la vacanza in Marocco, dall'altra incrementa la lotta per la supremazia incentivando sgambetti e occulti piani per risaltare di più agli occhi del capo (avete mai visto le scritte ipnotizzanti che campeggiano nei poster dell'azienda modello? Ogni mattina c'è una gazzella che corre mentre una tigre la insegue. Embè, tu che cavolo di fine vuoi fare? quella della tigre o della bistecca di gazzella?) Eh sì, ti raccontano l'importanza dell'affratellamento e allo stesso tempo esaltano l'individualismo che premia. Specie se sale sulle teste degli altri. Dunque ogni giorno, negli uffici di tutto il mondo, si combatte la guerra quotidiana per mantenere o migliorare il lavoro (gli unici esentati sono forse gli statali, loro possono usare quel tempo per prepararsi meglio alle altre guerre). Poi ci sono le battaglie che conosciamo tutti, la presa della posta, l'arrembaggio della banca, l'assalto al centralino Telecom Ama Enel Acea e quant'altro. Una menzione a proposito di quest'ultima lotta condotta sul filo del telefono: oggi vince sempre lui, il Grande Telefono, che con l'automatizzazione ti impedisce ogni replica. Ma tu ti ostini e cerchi un operatore, appesa al filo come una scema,  con la stessa ostinazione di una tartarughina diretta verso il  mare. Ma lei ci arriva, al mare, mentre tu boccheggi lì, sospesa nel limbo temporale delle automatizzazioni, mentre i centralini ti mostrano che possono benissimo esistere senza i centralinisti. Hal 9000 dove sei? Se ci sei batti un colpo! Ribellati! Poi, durante il giorno, fai la spesa. Momento di pausa? Macché, guerra all'ultimo scontrino. Prima io dopo tu. No c'ero io. C'era lei. Chi c'è c'è chi non c'è non c'è (ma chi l'ha inventato, un cretino?). Il numeretto che ha lei è un apocrifo. Signora dove va? É arrivata adesso, l'ho vista, ahaha! Occhi di cicuta, tutti a fare la fila che allungano il collo come giraffe per controllare il vicino, il nemico, che tenta di infiltrarsi come un agente dei servizi segreti. Infatti lo sguardo rotea nelle quattro direzioni, come quello di un camaleonte. Perché ovunque si va, è sempre una guerra contro chi ti sta a fianco, contro il "nemico". Quando entri in un negozio, se vedi più di due persone ti si attorciglia lo stomaco perché cominci a contare il tempo sottratto da quell'attesa. Dieci minuti meno venti di attesa. Oddio bilancio in perdita. In questi casi, i negozi più bellicosi sono i centri Tim. Strano a dirsi, stanno rimpiazzando perfino le poste nel guinness dell'attesa. Tutti gli accessori comportano minuziose sedute di meditazione che provocano file e intasamenti. E dunque anche nei negozi le persone si fronteggiano, si scrutano, sgomitano per il primo posto. C'è sempre l'imbecille di turno che prova a passare davanti. Mentre il giorno passa e il traffico s-corre, autobus e metro non sono luoghi migliori. Un pigia pigia di tali proporzioni che il concerto di Madonna sembra una gita scolastica. I gomiti diventano veri e propri oggetti contundenti, armi di carne e ossa (soprattutto ossa) come lasciapassare. Ogni volta che un trenino della metro si ferma è come se i condannati di Auschwitz dovessero entrarci. Ci si getta l'uno sull'altro, e tutti insieme addosso ai poveretti che tentano di uscire, un incontro feroce di masse che su una forza esercitano una forza opposta e contraria, come in ogni brava legge fisica. Infatti si fa fatica a venirne fuori. Qualcuno vince, e riesce a salire, altri perdono la loro battaglia e rassegnati attendono il prossimo treno. All'interno dei vagoni, poi, c'è la guerra per il posto a sedere. Se per caso una vecchietta ansima appesa alla sbarra, meglio fissarsi i lacci delle scarpe per tutto il tempo. Ma sì, oggi non esistono più i "vecchi", è solo una "signora non più giovanissima". Non importa se il suo culo si è allargato a macchia d'olio e la fa somigliare a un capodoglio, e se la sua gobba ti fa domandare se stia a ponente o a levante, tu comunque non  le cedi il posto a sedere che hai conquistato. E che cavolo, stiamo scherzando? Questa è la società dei giovani, largo ai giovani (peccato che fra vent'anni anni in giro ci sarà solo un gerontocomio) o ai meno giovani tutti liftati, botulinizzati. Ecco, se quella signora si faceva il botulino tu non l'avresti neanche scambiata per una vecchia e non avrebbe fatto spuntare quel breve, irritante foruncolo sulla superficie depilata della tua coscienza. Intanto la guerra continua, nei tram, nei negozi, nelle strade, nelle auto, negli uffici. Insulti, baruffe quotidiane nella nostra bella Jungla. Anzi, chiamarla jungla è un insulto alla vera jungla. Mowgli se la passava molto meglio insieme ai suoi animali. C'erano sentimenti, codici d'onore, leggi. Oggi l'unico codice che riconosciamo è quello stradale, specie da quando sono salite le multe e hanno piantato le macchinette che immortalano la nostra velocità. La sera tutti a casa, sfiniti, dopo i soliti imbottigliamenti nelle ore di punta. Qualcuno purtroppo ha un ultimo sforzo, la riunione condominiale. Un'arena dove ci si scanna per mezzo euro in più sulla pulizia delle scale. Dopo, comunque, tutti, ma proprio tutti, a casa, nelle tane agognate, accucciati sul divano dopo aver fatto scattare la serratura su tutto (capi-ufficio, negozi, macchine, strade, colleghi, vicini) a zigzagare dopocena col telecomando come nomadi nel deserto in cerca di un'oasi. Ed ecco allora che la De Filippi con la sua retorica della carambata e degli affetti ritrovati ti fa sentire che vivi in un mondo migliore. C'è posta per te. Destinatario assente, purtroppo.

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