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C’è un prima e dopo nel modo di parlare di libri in tivù. In mezzo, CultBook, una trasmissione piccola piccola (per durata e per budget) che la scorsa stagione, pur andando sullo schermo a notte fonda, ha fatto le cose in grande, raggiungendo uno share medio del 16 per cento di spettatori, a dispetto del tema trattato. I libri appunto, resi allettanti anche per un popolo tradizionalmente di non lettori come il nostro. Un esempio: veniva presentato Sulla strada di Jack Kerouac.
E invece di ospiti in studio o di critici paludati, ecco scorrere le immagini di un film storico, ritrovato nella cineteca Rai, con un Kerouac ubriaco che prova a baciare Fernanda Pivano.
Una formula non convenzionale per portare autori e titoli in televisione, ideata dal direttore di Rai Educational Giovanni Minoli, sulla scia del suo Mixer Cultura e dei suoi tanti programmi di successo, a partire da La storia siamo noi, che in tre anni ha triplicato gli indici di ascolto. Proprio gli ascolti hanno premiato anche CultBook, che ritorna dal due maggio su RaiUno, ogni martedì all’una di notte (e la mattina su RaiTre in versione ridotta).
“La scommessa è di catturare anche chi abitualmente non legge, o non ha letto il libro di cui parliamo – spiega Stas Gawronski, 41 anni, conduttore e coautore (con Francesco Censon) di CultBook.
Che nella prima puntata, tema il viaggio, apre con la lettura di un brano da In viaggio con Erodoto del polacco Ryszard Kapuscinski.
Le parole sono miscelate con immagini di guerriglieri, scene dal film Un anno vissuto pericolosamente dei Radiohead… Secondo titolo della puntata La tregua di Primo Levi, presentato con frammenti di un’intervista all’autore durante il suo viaggio, nei primi anni Ottanta, nei luoghi del libro. Terzo titolo, L’isola del tesoro
di Robert Luis Stevenson.
“Ogni libro è il punti di partenza per una narrazione. Alla lettura di alcuni brani, con le parole che appaiono sullo schermo, e che quindi lo spettatore può leggere oltre che ascoltare, si “abbinano” immagini di repertorio, citazioni cinematografiche, interviste a critici e autori, brani musicali. Tutto in tempi strettissimi: ogni libro viene raccontato in 6-8 minuti, con il ritmo di un videoclip. Come dire, non c’è tempo per annoiarsi, ma c’è la possibilità di saperne un po’ di più di letteratura – continua Gawronski (nipote del giornalista Jas), che è anche responsabile del sito RaiLibro, www.railibro.rai.it.
E che promette, anche per questa seconda edizione del programma, altre di quelle rarità che ne hanno fatto un cult.
“Nella seconda puntata, per presentare A sangue freddo di Truman Capote, manderemo in onda una splendida intervista all’autore da giovane. E quando parleremo di Flannery O’Connor e del suo La saggezza del sangue, verranno trasmesse per la prima volta immagini della grande scrittrice americana…”.
Come si intuisce dalla varietà dei titoli, nelle sedici puntate previste (per unt otale di 48 libri) si spazia su e giù per i secoli e da un lato all’altro del mondo. Si andrà dalle novità italiane (vedi Caos calmo di Sandro Veronesi) ai classici puri, come Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller o I segreti di Milano di Giovanni Testori.
“Sì, cercheremo di venire incontro ai gusti del maggior numero possibile di spettatori – assicura Gawronski – e di soddisfare tutte le loro curiosità”. Tutte, tranne una: perché per guardare un programma culturale bisogna aspettare l’una di notte?



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