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Arriva la generazione web

di Alessandra Retico

da Repubblica del 27 febbraio 2007
 

ROMA—Cercano di nuotare con tutto il corpo nella vita che scorre. Una mano sull'e-mail, l'altra sul cellulare, lo sguardo su Mtv e la co­lonna sonora dentro con l'iPod. Il cervello prima non c'era abituato a tutte le cose insieme, adesso co­me fa. A che costo, visto che lo fa. Ieri sul Washington Post si parlava di multitasking, di quell'abilità che specie gli adolescenti hanno di svolgere contemporaneamen­te più attività, di stare in una fla­granza di mezzi e linguaggi con di­sinvoltura e quasi felicità. Hanno un cervello diverso dal nostro, ce lo avranno? Attenzione frammen­tata, difficoltà della memoria in un' era di flusso continuo di infor­mazioni e stimoli: questo già lo sappiamo. Ma qualcosa dì più fondamentale, genetico addirittura, che trasformerà i processi stessi dell'apprendere e ragionare è ipotizzabile?

Il quotidiano ha posto la domanda a esperti e ricercatori. Risposte certe no, non ce ne sono, ma indizi sì e molti dubbi: che nel medio-lungo termine questo sminuzzare e moltiplicare l'attenzione potrebbe avere conseguenze sull’abilità di focalizzare e sviluppare capacità criti­che. In una ricerca dell'Ucla si è di­mostrato che il procedimento se­quenziale dell'apprendimento aiu­ta i teen-ager a raccogliere e memo­rizzare maggiori dettagli sulle cose rispetto a chi ci "multitaska" attra­verso. L'ippocampo, la parte del cervello che immagazzina e racco­glie dati, è attivo quando la conoscenza procede passo dopo passo, entra in sciopero quando è in mul­titasking. Al suo posto lavora lo striato, che è invece addetto alle azioni ripetitive. Un po' come sbri­ciolare energie, spargere sul mondo semi di intelligenza e alla fine fe­condare molto senza raccogliere granché. «Tutte le attività rimango­no in superficie mentre la cono­scenza sta in profondità», spiega Jordan Grafman, neuroscienziato cognitivo. Uno può saltare da un posto all'altro e di tutto avere sapo­re. Anzi essere molto abile nella gin­nastica cognitiva, avere un bello slancio e gesto atletico nel saltare tra computer, tv, palmare, posta elettronica, lettore Mp3, blog e quant'altro, ma alla fine nel muscolo del cervello solo fatica e spettaco­lo sì, ma nessun sistema e vera ca­pacità.

La generazione. net, "quelli che nel frattempo", sostengono di trovarsi a loro agio a fare tut­to nello stesso istante, si sentono più produttivi e meno stressati. Loro nel "mentre" fanno il compi­to di matematica e la ver­sione di latino, un nume­ro si attorciglia a un verbo e alla fine si mescolano pensieri e movimenti, connessioni e interruzio­ni nella scia breve che è di­ventato il tempo. Uno sti­le, ma anche un non saper fare diversamente: ri­spondere a un e-mail e fa­re le tabelline e navigare sul web e mandare un sms è un intreccio che è la loro trama, che è la loro vita. Sono gli altri che lo definiscono caos, tutti quelli delle genera­zioni prima, quelli di una cosa per volta. Gli adolescenti con internet sentono invece il mondo sulle dita. Uno studio recente della Kaiser Fa­mily Foundation rivela che quando i ragazzi "studiano" per così dire se­duti alle loro scrivanie, per il 65% del tempo fanno altre cose. Nel 1999 il 16 per cento degli studenti confes­sava di multitaskare, nel 2005 la percentuale è salita al 26. Più le ragazze che i ragazzi, ma questa è un'altra storia, quella delle donne che sanno tenere tutto insieme come direbbe Almodovar. «Forse saranno allenati per un mondo che pretende perfor­mance, ma non c'è prova che non si possa fare bene anche procedendo in sequenza» sostiene David Meyer, esperto cognitivo all'Università del Michigan. Somiglia un po' alla dia­triba ordine-disordine, nella confu­sione che cresce l'ansia di risiste­mare. Sul Newsweek di questa setti­mana si cita una ricerca della British Columbia: il rumore e i disturbi ambientali accrescono le capacità cognitive della mente degli studen­ti. Le distrazioni aumentano la con­centrazione, i pensieri e i gesti che si incrociano fanno entropia, che è di­sordine, ma che è anche costruzio­ne e alla fine vita. Forse superficiale e parziale, ma almeno è attenzione.

 
 
I giovani multitasking
“Attenzione parziale continua”

Definizione dello stato delle persone sotto effetto degli stimoli continui prodotti da cellulare, e-mail, messaggi, televisione e altri stimoli.

 
1600 messaggi

Si calcola che una persona del mondo industrializzato è bombardata da 1600 messaggi al giorno tra cartelloni, spot, radio, tv, etc.

 
Cosa succede al cervello

Il passaggio da un’attività all’altra avviene nella Brodmann’s Area 10, nella corteccia prefrontale: qui sono “parcheggiati” e poi ripresi i compiti non finiti, non simultaneamente, ma in rapida successione.

 
Le malattie

Il “disordine da iperattività e deficit di attenzione” (Adhd) è un disturbo psichiatrico (iperattività, sbalzi d’umore, tendenza a dimenticare e distrarsi): negli Usa interessa oltre 4 milioni di giovani.

 
 
Le età

Generazione X.  Dopo i baby boomers, i nati tra il 1961 e il 1981, generazione X, dal titolo del libro di Douglas Coupland.

MTV. I 20enni negli anni Ottanta, sintonizzati sul canale musicale e sulle mode prima dell’avvento del web.

Y. Classe 1980-2001, esperti in videogiochi e tecnologie, cresciuti con internet, la generazione.net è la sua evoluzione.

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