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Cari colleghi vi scrivo, ma solo su carta riciclata
di Andrea De Carlo

Agli scrittori italiani

Caro/a collega,
forse ti è capitato di visitare, o anche solo di immaginare, una foresta primaria. Non uno dei nostri poveri, radi boschi di alberi tagliati e ricresciuti chissà quante volte. Una foresta totalmente naturale, con tutta l’infinita varietà di vita visibile e invisibile che contiene: piante, fiori, frutti, mammiferi, uccelli, insetti, microrganismi. Forse ne hai conosciuto o immaginato i colori, i suoni, gli odori, l’acqua che gocciola di foglia in foglia e viene trattenuta dalle radici sotto lo strato sottile di humus. Non deve essere necessariamente una foresta tropicale: potrebbe essere temperata o boreale, di conifere o di latifoglie, di mangrovie. Comunque sia, è l’habitat di due terzi delle specie vegetali e animali del mondo. È indispensabile per conservare l’acqua, produrre ossigeno, regolare il clima del nostro pianeta. Ed è l’ambiente in cui più di venti milioni di persone vivono, in varie parti del mondo. Bene, ogni due secondi una porzione grande come un campo di calcio di queste insostituibili riserve di natura terrestre viene distrutta. Il ritmo di devastazione è così frenetico che oggi l’ottanta per cento delle foreste primarie della Terra è già scomparso, e tra una trentina di anni non ne resterà più nessuna.
Quelle di Sumatra e di Giava, tra le più estese, spariranno nei prossimi cinque anni. Quelle dell’Africa, del Sud America, dell’Indonesia, della Siberia, non dureranno molto di più.
Tutto questo non è un fenomeno remoto, che in fondo ci riguarda meno di altre questioni. Al contrario, ha ripercussioni su ogni abitante della Terra, compresi gli scrittori.
A meno che tu non sia estremamente distratto, di certo ti sei reso conto che sta succedendo qualcosa di grave agli equilibri naturali del nostro pianeta, che il clima impazzisce, le stagioni si alterano, il territorio si
deteriora, i bei paesaggi esistono ormai quasi solo nelle pubblicità televisive. Può darsi che non ti sia mai chiesto da dove proviene la carta su cui sono stampati i tuoi libri. Può darsi che tu non sappia che il 71 per cento della cellulosa per l’editoria proviene dalla distruzione di foreste.
Io per esempio non sapevo che l’industria italiana ne importa 25.500 tonnellate all’anno. Non sapevo che alcuni paesi fornitori, come la Russia e l’Indonesia, esportano cellulosa che per più della metà proviene dal taglio illegale di alberi.
Più di due anni fa l’organizzazione ambientalista Greenpeace ha lanciato una campagna che si chiama Scrittori per le Foreste. Il suo scopo è rendere consapevoli gli scrittori del ritmo terrificante a cui vengono distrutte le foreste primarie del mondo, e del fatto che ognuno di loro può fare qualcosa di concreto, nel proprio campo, per fermare questa devastazione. Da allora, alcuni di noi hanno deciso di non limitarsi a una generica adesione, ma di stampare i propri libri su carta proveniente da cellulosa riciclata o certificata secondo i criteri Fsc (Forest Stewarship Council). Io sono fra questi. Insieme al mio editore e a Greenpeace ho torvato un tipo di carta con le caratteristiche che volevo: chiara, piacevole al tatto, resistente, e – due punti fondamentali – disponibile nella quantità necessaria e non più costosa di una carta “normale”. Da allora tutti i miei libri, comprese le edizioni tascabili e quelle straniere, saranno stampati esclusivamente su “carta amica delle foreste”.
Molti altri scrittori e scrittrici di tutto il mondo hanno fatto questa stessa scelta: in Itlia per ora sono Niccolò Ammaniti, Massimo Baraldi, Camilla Baresani, Alessandro Bergonzoni, Enrico Brizzi, Paola Calvetti. Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Girolamo De Michele, Giovanni Del Ponte, Anna Lavatelli, Paolo Nori, Elisabetta Parisi, Andrea Pellegrini, Simone Perotti, Vitaliano Ravagli, Roberto Rizzo, Vittorio Sgarbi, Cristina Taioli, Sandro Veronesi, Wu Ming. Altri si stanno aggiungendo alla lista.
A questo punto ognuno di noi si trova di fronte a una scelta: continuare a pubblicare i propri libri sulla carta di sempre, senza preoccuparsi minimamente del destino delle foreste, oppure chiedere al proprio editore di stampare il suo prossimo romanzo su carta certificata. La seconda possibilità è praticabile quanto la prima, dà risluati altrettanto buoni, e costituisce un piccolo ma significativo passo in una direzione opposta a quella che sta portando alla distruzione irrimediabile degli equilibri naturali del pianeta.
Greenpeace è pronta a dare a te e al tuo editore informazioni su come e dove trovare la carta giusta, a questo indirizzo: www.greenpeace.it
Ciao, e buon lavoro
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