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Tutti scrittori, dal web alla libreria
di Micol Passariello


Lulu farà girare la testa agli editori italiani. Dietro il nome, frivolo e femminile, si nasconde il progetto serio e geniale di Bob Young. Un’idea rivoluzionaria che si riassume in due parole: auto-pubblicarsi gratis o quasi.
L’auto-produzione, è vero, non è cosa nuova. Moravia, Montale, Palazzeschi, Gozzano, pavese, Rimbaud misero mano al portafoglio per finanziare l’esordio letterario. Pier Paolo Pasolini, nel 1942, pubblicò a sue spese “Poesie a Casarsa”, divenuta poi la celebre raccolta di poesie in dialetto friulano. La rivoluzione editoriale di lulu nasce dai virtuosismi cerebrali di Bob Young, la cui storia è segnata da colpi di genio che scombinano l’ordine preesistente delle cose. E si trasformano in miliardi. L’imprenditore canadese, che s’era fatto notare con la fondazione di Red Hat, società che ha inventato il fortunato software Linux, ora si dedica all’editoria. L’assunto di base è la constatazione che pubblicare un libro oggi è difficile, per non dire impossibile, se non si hanno nomi come Dan Brown, John Grisham o Joanne k. Rowling. Il mercato editoriale segue una logica semplice e spietata: viene pubblicato chi vende, a prescindere dalla qaulaità dell’opera.
Qui entra in gioco Lulu, book-store virtuale che promette di pubblicare “senza costi d’inizio. Senza minimo ordine. Senza ritardo e senza inganno”. L’autore invia la sua opera a lulu.com. Il sito stampa e spedisce ogni libro quando viene acquistato: è l’acquirente stesso a pagare il costo della stampa. Non si cedono i diritti sull’opera a nessuno, che viene venduta on line. Tirando le somme: all’editore spetta solo il 20% del ricavato, il rimanente 80% resta all’autore. Sul sito si trovano libri, musica e foto, divisi per genere. Tra i libri, va forte il settore Fiction&Letteratura, con ben 9.231 titoli, ma non scherzano neanche la letteratura per bambini (2.219), il settore Religione e Spiritualità (1.980) e Fantasy (1773). Persino Young ha provato ad autopubblicarsi; ma il libro “Under the radar” è finito, invenduto, a fare da mobilio al suo ufficio.
Il sistema Lulu in Italia è appena arrivato, ma promette bene. Il mercato dell’auto-pubblicazione è sempre più articolato e si va sviluppando in molte direzioni. Un altro sistema che sta dando del filo da torcere alle case editrici è Blurb, Anche Blurb, come Lulu, permette di pubblicarsi, di vendere i propri linri e di provare l’esperienza di tenere in mano un libro che porta la propria firma in copertina. La differenza però c’è, ed è nel metodo. Blurb si basa su un software: Booksmart – che costa 25 euro per 40 pagine e 75 per 400 – e include anche la vendita delle librerie nel web. Simile è l’offerta di Xlibris che si propone come luogo-utopia dove “gli scrittori diventano autori”; e lo fa con uno starters kit per l’autopubblicazione, che costa 500 dollari e copre tutte le fasi di produzione del libro – dalla scelta della copertina alla bibliografia. I libri auto-prodotti hanno anche un canale di vendita: gli scaffali di Borders. Molte case editrici hanno fiutato l’affare: Random House, Time Warner Trade Publishing e Barnes&Noble, big del settore, hanno già firmato accordi per aggiudicarsi una fetta di mercato e stampare copie di esordienti da portare in libreria con la vendita “on demand”, su richiesta. La prospettiva è delle più rosee. Molti i libri che usciranno dal cassetto, per entrare in libreria.
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